STANZA NUMERO VENTIDUE
Divertente, stravagante e ironica, Amanda Lear è un'artista totale: cantante, attrice, presentatrice e modella, fu allieva, musa e confidente di Salvador Dalì.
Amanda dipinge da 20 anni. Il suo lavoro parte da un espressionismo figurativo, non schematico, dove i diversi linguaggi comunicativi usati imprimono ai suoi quadri grande sensualità e una vitalità che colpisce tutti i sensi, dove i colori accessi sono un punto basilare della sua ricerca creativa.
Lear divertente, stravagante. ironica è un'artista totale: cantante, attrice, presentatrice, modella, l'allieva, la musa e la confidente di Salvador Dalì. Debutta a Rotterdam, in seguito ha esposto nelle maggiori capitali e grandi città come Berlino, New York, Parigi, Palm Beach, Milano, Amsterdan fra le tante.
Amanda Lear è figlia di un inglese e di una esiliata russa. Studia arte a Parigi e negli anni '60 si trasferisce a Londra. Durante questo periodo incontra i maggiori rappresentanti fra i disegnatori, musicisti e artisti che appartenevano ai diversi circoli artistici che lei frequentava. Le sue preferenze comprendevano principalmente il movimento surrealista e l’espressione del corpo, avendo studiato anche l’arte del mimo.
L'incontro con Salvador Dalì nel 1965 cambia la sua vita. Nei successivi 15 anni diventa la sola amica, musa e confidente del grande pittore e della sua moglie Gala. Vive nella loro casa di Cadaqués (Spagna) ed è stata sempre presente negli spostamenti invernali a New York e Parigi.
Benché avesse dichiarato che una donna non dovrebbe mai dipingere, Dalì è stato il suo pigmalione permettendole di lavorare assieme a lui e insegnandole tutto quello che Lear conosce sull’arte e le sue tecniche, accompagnandola nei grandi musei del mondo e servendole da guida nella scoperta degli artisti con il suo personalissimo punto di vista.

Conosciuta internazionalmente come cantante pop, divenne famosa quando la sua prima canzone entrò nelle hit parade internazionali, È una delle regine della disco music degli anni settanta con canzoni come Tomorrow, Queen Of Chinatown, Follow Me e Enigma. Ha inciso canzoni in inglese, italiano, francese e tedesco. Ha collaborato con i CCCP incidendo nel 1988 una cover di Tomorrow in cui duetta con Giovanni Lindo Ferretti.

Viene chiamata a condurre trasmissioni TV in Italia da Silvio Berlusconi: tra i tanti programmi ha condotto Il brutto anatroccolo su Italia 1 e Cocktail d'amore sulla RAI. Ha anche lavorato in Francia, a La Cinq, presentando lo show d'apertura della rete e il programma "Cherchez la femme".
In occasione della lavorazione del programma su Italia 1 conosce Manuel Casella, modello e concorrente del reality show L'isola dei famosi, del quale è la compagna da 5 anni. Era stata chiamata alla conduzione del reality show La Talpa, la prima edizione su RaiDue, ma dopo la prima puntata fu sostituita da Paola Perego. Ultimamente è stata uno dei membri della giuria del fortunato programma Ballando con le stelle (Rai 1) presentato da Milly Carlucci.
Ma ricordiamo che non per questo trascura la passione della sua vita:la pittura.
Ricordiamo che nel 1980 la sua prima mostra a Rotterdam, incoraggiata dal successo ottenuto e della pubblicità ricevuta dai media espone a Parigi, Berlino, Milano e Ginevra attirando l’attenzione dei collezionisti europei.

Le piace ricordare che ha aspettato 20 anni prima di avere la possibilità di esporre i suoi lavori ed è grata a Dali per esserle stato amico e maestro.
Vive vicino a Baux en Provence in mezzo ai paesaggi amati da Van Gogh, dove la luce le ricorda quella di Cadaques.
La Divina Commedia (titolo originale: Comedìa) è un poema in tre cantiche (Inferno · Purgatorio · Paradiso) scritto dal poeta fiorentino Dante Alighieri.
L'opera è generalmente considerata la più importante testimonianza letteraria della civiltà medievale ed accoglie anche le premesse di nuove idee. Il poema, pur continuando i modi caratteristici della letteratura e dello stile medievali (ispirazione religiosa, fine morale, linguaggio e stile basati sulla percezione visiva e immediata delle cose), tende a una rappresentazione ampia e drammatica della realtà, ben lontana dalla spiritualità tipica del Medioevo, tesa a cristallizzare la visione del reale.
Dante immagina di compiere il proprio viaggio ultraterreno durante la settimana santa del 1300: l'anno del primo giubileo. L'Inferno non contiene notizie posteriori al 1309 (la prima menzione di copie manoscritte è del 1313). Il Purgatorio non contiene riferimenti a fatti posteriori al 1313 e fu divulgato separatamente nei due anni seguenti. Il Paradiso fu forse iniziato nel 1316 e terminato negli ultimi anni di vita del poeta, mentre i singoli canti venivano divulgati man mano che venivano compiuti.
Dopo la morte del poeta cominciarono ad apparire commenti alle singole parti. Nell'epistola XIII, Dante spiega a Cangrande il titolo "comedia" (l'aggettivo "divina", usato da Boccaccio nella sua biografia dantesca Trattatello in laude di Dante fu introdotto in un'edizione a stampa del 1555). La ragione del titolo è retorica e connessa al tema ed al livello linguistico: l'opera inizia con una situazione spaventosa e termina felicemente (la tragedia invece ha inizio piacevole e fine tremenda), e il livello linguistico è dimesso e umile per facilitare la comunicazione (la parlata volgare).
Dante non si può scindere dalla tradizione poetica provenzale, come dalla poesia provenzale non si può separare lo Stil Nuovo di cui Dante fu insigne rappresentante. Stile e linguaggio danteschi derivano da modi caratteristici della letteratura latina medievale: la giustapposizione sintattica (brevi elementi successivi) cesure, stacchi, uno stile che non conosce la fluidità e il modo mediato e legato dei moderni. Dante ama l'espressione concentrata, il rilievo visivo e rifugge dai legami logici, il suo linguaggio è essenziale.A differenza di petrarca che utilizzava un linguaggio puro e semplice caratterizato da un ristrettissimo numero di parole, un unilinguismo.
La Commedia racconta un viaggio nei tre regni dell'aldilà (in cui si proiettano il male e il bene del mondo terreno) compiuto da Dante ("simbolo" dell'umanità), che si affida alla guida di Virgilio (allegoria della ragione) e poi di Beatrice (fede). Si tratta di un poema didascalico strutturato in terzine di endecasillabi(ABABCB), composto da 100 canti suddivisi in tre cantiche di 33 canti ciascuna, più un canto introduttivo posto all'inizio dell'Inferno. L'intera opera consta di 14.233 versi totali: superiore dunque in lunghezza sia all'Eneide virgiliana (9.896 esametri), sia all'Odissea omerica (12.100 esametri).
I numeri hanno una valenza simbolica, [1+33+33+33 = 100, multiplo di 10 = perfezione rappresentata, 3 = Trinità. Il 3 ricorre nella forma metrica (terzina o "terza rima" ossia strofe di tre endecasillabi a rima incatenata ABABCBCDC) ed è riscontrabile in tutta l'opera di Dante (ad esempio nella Vita Nuova); i numeri, inoltre, legano le numerose corrispondenze formali del testo (i canti sesti delle tre cantiche sono di tema politico), legando gli episodi in un'intricata rete di valori dottrinali.].
La Commedia è anche una drammatizzazione della teologia cristiana medievale, arricchita da una straordinaria creatività immaginativa.
Il viaggio ultramondano è compiuto fra l'8 ed il 15 aprile (Settimana Santa) del 1300 (primo Giubileo). personale universale (redenzione dell'umanità)
Dante rappresenta cielo e terra, ma la terra trova nel poema una rappresentazione nuova, una profonda comprensione della realtà umana. In Dante è presente un modo nuovo e disincantato di percepire la storia, il racconto storico abbraccia il corso dei secoli con la storia dell'impero romano e cristiano, delle lotte fiorentine tra Bianchi e Neri, una larga considerazione prospettica della storia della Chiesa e della storia contemporanea del Papato.
L'osservazione della natura è accurata e armoniosa, accentuata nel suo valore prospettico, ricca e determinata. Le note geografiche e visive si succedono.
Il paragone è lo strumento con cui il poeta ritrae il reale mediante un intreccio di notazioni varie e reali. La natura dantesca scaturisce sempre da un riferimento personale ed è, non di rado, attratta nell'orbita drammatica della rappresentazione. Tutto in Dante ha un valore soggettivo, il poema non è solo la storia dell'anima cristiana che si volge a Dio, ma anche la vicenda personale di Dante, inestricabilmente intrecciata agli avvenimenti che narra. Dante è sempre attore e giudice.
Il carattere autobiografico prevale nella poesia rende Dante, la profezia religiosa e politica, si sviluppa su un terreno di esperienze personali, dichiaratamente espresse, e di aspirazioni precise. Dante sovrappone la profezia ai fatti concreti e non li dimentica, né insegue sogni vaghi e irrealizzabili di rinnovamento come i profeti medievali, infatti il suo vagheggiamento di un rinnovamento religioso, morale e politico ha obiettivi ben precisi: una ritrovata moralità della Chiesa, la restaurazione dell'Impero, la fine delle lotte civili nelle città.
L'allegoria è il fondamento del poema ed è il segno più scoperto del suo medievalismo; il mondo è raffigurato suddiviso: da un lato la realtà storica e concreta, dall'altro il sopramondo, ossia il significato della realtà storica trasferita sul piano morale e su quello ultraterreno. Il costante riferimento al sopramondo attesta, la subordinazione medievale di ogni realtà a un fine morale e religioso.
Siffatta subordinazione è rigida e imperante e nell'assoluto valore dell'allegoria, nella fedeltà ai modi e allo stile ereditati dalla letteratura precedente è il medievalismo di Dante.
Verona di notte
La casa di Giuletta
Il Giardino Giusti
Piazza dei Signori
Arca di Cansignorio
S. Nicoló
Arena di Verona
Palazzo del Vescovado Palazzo Bevilacqua

Il Festival della canzone italiana, noto anche come Festival di Sanremo, è una manifestazione canora nata nel 1951.
Il Festival si tiene annualmente al Teatro Ariston di Sanremo (in origine la sede del Festival era il Casinò di Sanremo), in un periodo che va dalla fine di febbraio all'inizio di marzo. Nel corso degli anni ha subito diversi cambiamenti nella sua formula, ma si tratta essenzialmente di una competizione in cui diversi interpreti propongono delle canzoni originali, composte da autori italiani, che vengono votate da una giuria o dal pubblico a seconda delle edizioni. In oltre 50 anni di storia, per il festival sono passati la maggior parte dei nomi celebri della canzone italiana. Nella metà degli anni cinquanta fu fonte d'ispirazione alla creazione dell'Eurofestival.
Essendo il Festival canoro più famoso d'Italia, con un certo riscontro anche all'estero, è diventato uno dei principali eventi mediatici della televisione italiana e non manca di sollevare dibattiti e polemiche ad ogni sua edizione. Nel 1967 entrò nella cronaca nera, quando il cantante Luigi Tenco venne trovato morto nella sua camera d'albergo, durante la XVII edizione del Festival.
Le prime edizioni del Festival, da quella del 1951 a quella del 1954, erano trasmesse esclusivamente per radio dal Casinò di Sanremo; successivamente la manifestazione divenne principalmente un evento televisivo. Attualmente l'evento viene trasmesso in diretta e in Eurovisione da Raiuno.
Fino al 1997 i vincitori di questa competizione canora partecipavano all'Eurofestival in rappresentanza dell'Italia, ora purtroppo la nazione non partecipa più (per paura di accollarsi le pesanti spese dell'organizzazione dell'edizione successiva in caso di vittoria); ultimi a partecipare, i Jalisse, quarti con Fiumi di Parole.





Celentano Ramazzotti F. Renga M. Masini B. Solo
Il record di vittorie (quattro) appartiene a Claudio Villa e a Domenico Modugno. Iva Zanicchi è invece la donna che ha vinto più edizioni (tre).




Barbarossa Morandi Ranieri Ruggieri F. Leali
Laura Pausini è cresciuta a Solarolo, una piccola cittadina nei pressi di Faenza, in Romagna. Questo fatto inganna molti facendo credere che Solarolo sia anche il luogo di nascita dell'artista, come indica, erroneamente, addirittura il suo sito ufficiale. In realtà Laura Pausini è nata a Faenza, a pochi chilometri da Solarolo, anche perché Solarolo è talmente piccola che non ha un ospedale.
Passando all'aspetto musicale, Laura Pausini ha iniziato a cantare nei locali di pianobar con suo padre fin dall'età di otto anni. A tredici anni, nel 1987, viene registrato il suo primo album, "I sogni di Laura". Tale album costituiva solamente un modo per "pubblicizzare" il lavoro nei pianobar svolto dalla stessa Laura Pausini e dal padre Fabrizio, era disponibile solo a chi assisteva agli spettacoli del duo e, pertanto, non si può certo includere nella discografia ufficiale della cantante. "I sogni di Laura" contiene tredici brani, di cui due scritti da lei ma firmati dal padre perchè troppo giovane, mentre gli altri reinterpretazioni di brani famosi. Intanto partecipa a vari concorsi in Emilia-Romagna, ma la grande occasione arriva nel 1991, quando passa con successo le selezioni per partecipare al Festival di Castrocaro.
Divenne famosa nel 1993 quando vinse il Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte con uno dei suoi brani più noti e tuttora apprezzati, "La solitudine". Questo le permette di concorrere tra i big già l'anno venturo, quando con "Strani amori" si aggiudica il terzo posto: le classifiche confermano il risultato, piazzando al top della hit parade il singolo. Come i più grandi nomi del panorama musicale italiano, come Eros Ramazzotti, Gino Paoli e Zucchero, anche la Pausini conquista il mercato discografico estero, che l'allontana dall'Italia per circa due anni. Da allora la sua musica ha fatto il giro del mondo. Ha cantato in spagnolo, portoghese, inglese e francese ed è una delle cantanti italiane più famose nel mondo. Dopo la vittoria del Festival di Sanremo si trasferisce a Milano.
Il suo primo album in spagnolo, Laura Pausini, nel 1994 divenne un bestseller in Spagna e in America Latina. Il fenomeno esplode nella Hot Latin Tracks di Billboard, successo che la conduce immediatamente al primo posto della classifica delle rivelazioni femminili del 1995, davanti nientemeno che a Mariah Carey. Nello stesso anno riceve l'Oscar della musica, il World Music Award, che le viene consegnato a Montecarlo per aver venduto il maggior numero di dischi nel mondo. A Miami ottiene il premio Lo Nuestro, cui segue il Globo di platino per essere la prima cantante non spagnola ad aver raggiunto il milione di copie vendute in Spagna.
Nel 1996 pubblica "Le cose che vivi" che esce in tre versioni diverse per il mercato italiano, spagnolo/ispanoamericano e brasiliano (quest'ultima versione contiene tutti i brani in italiano e, per tre di questi brani, è presente anche una versione in portoghese). Dalla Svizzera inizia il tour che la vedrà davanti a milioni di fans: il World Wide Tour '97 si svolge, regolarmente con il tutto esaurito, a Parigi e a Lisbona, a Rotterdam e a Madrid, a Bruxelles e a Montecarlo. Conquista l'esorbitante cifra di ottanta dischi di platino, sommati ad innumerevoli piccoli e grandi riconoscimenti.
Nel 1998 esce "La mia risposta", pubblicato in cinquanta paesi in duplice versione, italiano e spagnolo. L'anno seguente incide il brano "One more time" per la colonna sonora del film "Le parole che non ti ho detto", con Kevin Costner e Paul Newman. Parte un breve tour europeo, al cui termine Laura vola negli Stati Uniti dal nuovo produttore, già di Mariah Carey e Céline Dion, David Foster.

Pubblica nel 2000 l'album con l'omonimo brano, scrittole da Biagio Antonacci, "Tra te e il mare" (trasmesso in prime time in anteprima da Canale 5. L'anno successivo esce la prima raccola "Laura Pausini - The best of", con "E ritorno da te". L'album cui stava lavorando da ben due anni, "From the inside", sbarca negli Stati Uniti nel 2002.
Nel 2004, dopo due anni di silenzio, interrotti soltanto dalla registrazione di un duetto con la cantante francese Hélène Ségara dal titolo On n'oublie jamais rien, on vit avec, torna sulle scene musicali con Resta in ascolto e con il rispettivo album cantato in spagnolo Escucha. L'album è anche disponibile con un dvd in edizione limitata che contiene video e interviste esclusive. Tra le voci dei credits dell'album ci sono tre brillanti artisti che firmano altrettanti brani di successo: prima sicuramente la regina indiscusso del pop mondiale, Madonna, che dona alla cantante romagnola un pezzo adattato al titolo di "Mi abbandono a te"; "Benedetta passione" è invece il nome del "pezzo" che Vasco Rossi, insieme a Gaetano Curreri e Saverio Grandi degli Stadio, crea in esclusiva per Laura Pausini, e infine "Vivimi", creata da Biagio Antonacci. Viene tratto anche il brano "Come se non fosse stato mai amore" cantato al Festivalbar del 2005.

L'8 febbraio 2006 vince il Grammy per il miglior album latino con Escucha, superando la concorrenza di Bebe, cantante spagnola. È la prima donna italiana in assoluto che vince un Grammy. L'Italia non portava a casa l'ambita statuetta dal 1958, anno in cui Domenico Modugno la vinse per la canzone "Nel blu dipinto di blu (volare)".
A tutt'oggi vanta oltre 27.000.000 di copie vendute nel mondo e oltre 160 dischi di platino.
Cover del suo ultimo album uscito il 2-10-2004
RESTA IN ASCOLTO
Ogni tanto penso a te
è una vita che, non ti chiamo o chiami me;
può succedere.
Ma nessun'altro chiamai amore, amore
io da allora nessuno trovai che assomigliasse a te
che assomigliasse a me
nel cuore
resta in ascolto che c'è un messaggio per te e dimmi se ci sei
perchè ti conosco e so bene che ormai per te
alternativa a me non c'è, non c'è... per te non c'è.
Ma sarebbe una bugia, mia, dirti adesso che non ho avuto compagnia
sono uguale a te.
Io sopra ogni bocca cercai il tuo nome, il tuo nome
ho aspettato anche troppo e lo sai
che ho cancellato te, ho allontanato te,
dal cuore
resta in ascolto che c'è un messaggio per te e dimmi se ci sei
perchè ti conosco e il mio posto non è con te
dipendo già da me
rimpiangerai cose di noi che hai perso per sempre ormai
tu resta in ascolto perchè ormai per te alternativa a me non c'è, non c'è
alternativa a me, non c'è
ogni tanto penso a te... può succedere...
Presentati i risultati della prima indagine sulla salute sessuale dopo i 40 anni svolta a livello mondiale su oltre 26.000 uomini e donne di 29 paesi. |

Come conseguenza della immigrazione massiva che caratterizza il periodo che va dalla metà del secolo passato fino alla metà del presente, la cultura argentina contemporanea risulta influenzata dai costumi e dalle usanze europee e in particolare da quelle degli italiani. La gran incidenza che ebbero i tratti culturali italiani in questo processo di assimilazione si spiega principalmente in due ragioni.
La prima è di carattere quantitativo e si spiega guardando ai dati statistici del processo immigratorio. L'idea di un ripopolamento di Buenos Aires si afferma nelle cifre demografiche e nelle percentuali di immigranti che nel 1914 raggiunge un valore del 49 per cento. Quasi 12 milioni di discendenti italiani, emigrati quando l'Europa non poteva sfamare le sue popolazioni, portarono valori e tradizioni che rappresentavano tutto ciò che rimaneva nelle loro mani e anche la base sulla quale costruire e cambiare gradualmente le proprie usanze, in base a ciò che gli si presenti nel nuovo mondo.
La seconda ragione è di tipo qualitativo in quanto concerne le somiglianze tra gli elementi culturali che entrano in contatto. Avere radici comuni, come in questo caso il parlare una lingua di derivazione latina, è un catalizzatore per una fusione di valori in quanto contribuisce ad abbattere le barriere culturali ed i pregiudizi. Si suole dire con ragione che non ci fu a Buenos Aires un processo chiaro di assimilazione di tipo tradizionale: Questo è, quando una società ricettrice solidamente costituita dal punto di vista socio-demografico riceve immigrazione esterne alle quali impone un sistema culturale più o meno uniforme. In tali casi tradizionali, gli immigranti devono soffrire un processo di adattamento alla situazione preesistente e in molti casi, costituiscono una minoranza etnica. Il percorso fu inverso, l'esistenza di certi ambiti di integrazione (quartiere periferico, scuola nazionale obbligatoria e gratuita, certe forme di espressione artistica, ecc.) che andarono cancellando le differenze è comprovata da vari specialisti, come Francis Korn e James Scobie; Così che più che assimilazione quello che ci fu a Buenos Aires fu una vera fusione. Gli stili di vita che gli immigranti incorporavano non rivoluzionavano completamente i valori sedimentati e per tanto i vecchi modelli di vita non si perdevano, servivano da ponte verso i nuovi.
Seguendo una prospettiva storica possiamo dire che il fenomeno dell'immigrazione si colloca in un periodo nel quale l'Argentina si stava organizzando e consolidando come stato. Il paese entrò in una fase di crescita economica basata sulla esportazione di prodotti agricoli e la classe dirigente decise che doveva inserirsi nel mercato europeo, le cui necessità erano specialmente l'approvvigionamento di materie prime come lana, carne, cereali, ecc. (per questo la zona del litorale, che era più arretrata rispetto all'interno, grazie alla presenza dei porti commerciali, fu il motore dell'economia argentina).
Per raggiungere questo obiettivo era indispensabile cambiare la struttura economica del paese, e niente meglio che prendere come esempio gli Stati Uniti. L'inizio della modernità portò con se nuovi valori e problemi propri come la nascita di nuovi settori sociali: la classe operaia, la borghesia industriale e i ceti medi; ai quali si sommarono grandi quantità di immigranti europei.
Rispetto alle condizioni ricettive dell'America Latina, dopo il periodo proibitivo coloniale, i liberali del XX secolo fomentarono gli investimenti stranieri e l'immigrazione, specialmente quella europea che avrebbe portato esperienza e tecnologia (l'immigrante teorico del Facundo di Sarmiento).L'immigrante era parte di una politica di popolamento delle repubbliche agrarie dell'America Latina, dato che si concepiva che l'abbondanza di cittadini era simbolo di grandezza.
Fino all'indipendenza l'interno era la parte più popolata e ricca. Il litorale, più arretrato e povero cominciava appena la sua espansione. Il sud di Buenos Aires, Córdoba, SanLuiz e Mendoza, tutta la Pampa e la Paragonai erano disabitati; come anche, verso il nord, il gran Caco e Missione. Solo gli aborigeni, le cui cifre non raggiungevano la ventesima parte della popolazione totale, vivevano fuori da questi limiti.
Questo carattere desertico ed inesplorato del territorio argentino fu il punto di partenza di tutti i progetti di trasformazione nazionale. I politici dell'epoca reclamavano uomini forti per popolare le terre abbandonate agli indigeni. Juan Bautista Alberdi nel preparare le basi giuridiche della nazione riaffermava che "governare è popolare". Colonizzare il deserto e fare produrre le terre era il passo indispensabile per arrivare ad essere un paese indipendente. Così pensarono anche i costituenti a Santa Fe nel 1853, quando accordarono diritti a tutti i gli abitanti, senza distinzione di nazionalità.
Allo sbarcare l'immigrante si introduceva in un progetto di identità nazionale nel quale costituiva un fattore teoricamente attivo ancor prima che la sua presenza fosse reale. In alcuni paesi dell'America Latina, come il Messico e Perù, il passato coloniale ha lasciato profonde tracce culturali, in altri, come in Argentina e Uruguay - marginali rispetto ai centri storici dell'impero spagnolo - l'eredità culturali ha radici meno profonde. Quello che differenzia l'argentina, per tanto, è l'unione tra argentini ed italiani.
Nella prospettiva socio-culturale il processo che si manifesta esprime una amalgama, un interrelazione culturale de una fusione etnica; questo succede con la penetrazione della lingua dell'immigrante nella letteratura. Alla fine del secolo scorso Buenos Aires fu paragonata ad una torre di Babele. La letteratura argentina negli anni che vanno dal 1870 al 1930, riproduce il complesso processo di assimilazione della tematica della lingua e dei contrasti culturali provocati dal fenomeno immigratorio. Dal decennio del '50, nella letteratura, nella musica popolare (il tango), nei mezzi di comunicazione (drammi radiofonici e storielle) e nel cinema, l'immigrato continua a svolgere ruoli considerabili.
Il linguaggio dell'italiano e lo stesso linguaggio spagnolo nelle sue peculiarità regionali (galiego, catalano, ecc.) diventarono il nucleo della comicità del Sainete (genere teatrale popolare che ebbe grande diffusione a partire dagli anni '30).I dialoghi più seri dell'immigrante diventano comici nel suo linguaggio, come se la sua imperfezione formale non potesse essere portatrice di contenuti seri. Tuttavia nel omento in cui fa la caricatura dell'interlocutore immigrante, l'argentino assorbe il linguaggio dell'altro. Gli italianismi si diffusero, all'inizio, negli strati più bassi della società, contribuendo all'arricchimento del vocabolario "Lunfardo".
Nella zona del Rio della Plata esiste la tendenza a designare come lunfardo il linguaggio dei bassifondi, ossia, il gergo dei delinquenti. I quartieri di Buenos Aires furono lo scenario dove si incontravano i "gauci" che arrivavano dall'interno e gli immigranti europei in cerca della loro prima occupazione, In questi luoghi di emarginazione le due culture stabilirono i primi contatti e produssero, all'inizio, questa forma di comunicazione che ha come obiettivo principale quello di dissimulare le intenzioni di chi lo pratica.
La struttura del lunfardo si nutre della sostituzione dei sostantivi, dei verbi e degli aggettivi della lingua spagnola con termini ai quali gli si cambia il significato, provenienti dall'italiano, dai suoi dialetti, dalle lingue indigene e addirittura dallo stesso spagnolo. Un elemento complementare del lunfardo è il "vesre", ossia, la pronuncia delle parole cambiando l'ordine delle sillabe: tango è gotta, bacán è camba, viejo è jovie, cabeza è zabeca e così successivamente.
Ovviamente questo idioma non ha regole fisse e ha un enorme dinamismo; la gente della malavita e gli internati nelle carceri apportano continuamente variazioni che, quando hanno esito e sono accettate, si espandono a velocità vertiginosa. Per tanto il lunfardo inteso come forma di comunicazione tra delinquenti rappresentò solamente una tappa di sviluppo di questo gergo che con il passare del tempo si è convertito in una lingua popolare parlata da diversi settori della popolazione.
La immigrazione italiana lasciò nelle canzoni cantate del tango un numero considerabile di vocaboli dei dialetti peninsulari e dell'italiano. Gli italianismi conservati con lo stesso significato, o con una sua estensione e con modificazioni nella grafia che adattavano approssimativamente la pronuncia della parola italiana al castigliano, si vedono nella seguente lista. Si nota la forma diretta, quasi brutale e tuttavia molto efficiente con la quale si castilgianizza la parola italiana: generalmente l'eliminazione delle doppie, "yi" per "gi" ,"ch" per "cc", aggiunta di una vocale ("es") per esprimere la "s" iniziale , vocale che si sopprime quasi sempre nel finale, alla maniera dei dialetti del nord Italia.
I verbi "secar", "estufar", "escochar" vengono dall'italiano seccare, stufare e scocciare, con lo stesso significato; sono di uso frequente. Cafishio: è una adattamento castigliano della pronuncia del termine italiano "stoccafisso"; come sostantivo viene impiegato per denominare il ruffiano e come aggettivo può significare elegante. Fiaca: viene da fiacca ,"pereza", forma dialettale che significa pigrizia. Mufa: da muffa (moho). A Buenos Aires si usa per designare uno stato d'animo nel quale l'anima si ricopre di "mufa". Crepar: da crepare (morir) espressione più forte di morire. Laburo: da "laburar" (trabajar), adattamento dal dialetto del nord "lavurer, lavurar" che trova la sua origine dall'italiano lavorare. Pelandrún: dalla forma dialettale pelandrone (sfaticato in italiano, haragán in castigliano). Pasticho: dall'italiano pasticcio, per estensione imbroglio o confusione. Esquifoso: dal italiano schifoso, "asqueroso" in spagnolo. Atenti!: Esclamativo che significa "cuidado", "Atención". Molto simile all'italiano attenti! Fachatosta: da facciatosta che tradotto letteralmente sarebbe "caradura". Afilar: dal dialetto italiano "filare" (corteggiare, ossia, "cortejar"). Chau: del italiano "ciao" ("hola", "adios", "hasta pronto", "hasta luego") però è usato solo quando si prende commiato da una persona, e non quando la si incontra; gli argentini li incontriamo castigliani e li lasciamo italiani. Chuca: de "ciucca" (borrachera). Il soprannome Coco o Coca, da "cocco" (o "cocco" della mamma), a sua volta dal verbo coccolare, che significa lusingare, compiacere, trattare molto affettivamente soprattutto un bambino. Pibe: dal dialettale (genovese) che significa apprendista e designa la figura del ragazzo che lavora sotto l'egida di un artigiano o un commerciante. Era sconosciuto in Italia fuori dalla Liguria, fino a che riuscì ad entrare dall'Argentina per mezzo del linguaggio calcistico (el "pibe de oro" riferito a Maradona). Mangiar: da mangiare, "comer" in castigliano. Yiro: da giro, girare (in italiano la "g" di giro si pronuncia come la "y" di "ya" nel castigliano argentino); l'espressione verbale significa girare, deambulare per la strada. Come sostantivo (esclusivamente al maschile) si utilizza per designare le prostitute, soprattutto da quando "mina" perse il suo significato originale e acquistò il significato di moglie in generale. Bachica: sostantivo e aggettivo che significa molto goloso/a e deriva dall'italiano "ciccia" che letteralmente significa carne. Bochar: da bocciare (prorogare un esame) è l'equivalente del "bochar" castigliano che in italiano ha anche un accezione scolastica. Capo: "jefe" Contamuse: dal omonimo italiano, è un sostantivo per usato per indicare i bugiardi Enyetar. dal dialetto napoletano "jettatura", "jettatore". Figura del immaginario collettivo che designa gli individui i cui poteri occulti hanno la capacità di trasmettere mala sorte. Festichola: parola che si dice per designare una festa con eccessi di cibo e bibite. Dal italiano "festicciola", fare una festicciola.
L'immigrazione di massa coincide con il periodo di sviluppo della musica popolare e delle attività musicali in generale. Il tango, che è una delle espressioni più alte di questa cultura "porteña", fu composto dai discendenti degli immigranti ed ha avuto varie forme , alle quali corrispondono sentimenti e lingue diverse (il linguaggio popolare, il lunfardo e il linguaggio colto); dal tango proibito delle periferie fino al tango decente dei saloni delle famiglie, il tragitto è marcato dalle caratteristiche sociali della immigrazione.
Un paio di esempi del lessico italiano nel tango:
Yira,Yira...(tango di E. Discepolo):"Cuando manyés (da mangiare) que a tu lado/ se prueban la ropa que vas a dejar.../" La cumparsita: il tango più conosciuto al mondo: il titolo deriva dal diminutivo del italiano comparsa, che significa attore secondario, generalmente mascherato per dare alla opera l'adeguato tono dell'epoca e del luogo; esteso al carnevale la comparsa è il membro di un carro allegorico, o gruppi di persone mascherate che ballano.
Il tango ebbe anche mala fama che diventò in una leggenda nera: era la musica dei malviventi; dei "compadritos"(1), della prepotenza del più forte e dell'amore che si vende al migliore offerente. Anche scrittori come Luis Borges videro l'origine della coreografia del tango nei movimenti dei duellanti, schivando e tirando pugnalate. Queste, tuttavia, sono solamente semplificazioni del fenomeno e come tali pericolose. Il tango nasce tra malviventi, però anche tra gente onesta, tra i braccianti rurali espulsi dal campo dalla nuova organizzazione dell'agricoltura, dove le tecniche di raccolto estensive richiedono meno mano d'opera, tra le migliaia di italiani e spagnoli che arrivarono a Buenos Aires e Montevideo.
Occorre quindi distinguere, come fece Daniel Vidart, tra lunfardo e lunfardesco. In realtà è corretto parlare di composizioni lunfardesche, scritte da autori che conoscono molto bene il linguaggio dell'ambiente pur non appartenendovi. A Buenos Aires lo stile lunfardesco ebbe importanti cultori nel periodismo, nella narrativa, nel teatro e nella poesia. In questo settore, dal trasferimento delle proprie al tango, si distinsero nei primi tempi Calos de la Púa, Celedonio Flores, Bartolomé Aprile, Yacaré, Joaquín Gomez Bas e Julián Centeya. Questa forma di comporre poesia per il tango si è protratta per decenni con Milonghe, tanghi lunfardeschi, con le opere in "vesre" e in prosa di Nyda Cuberti, Roque Rosiuto Lombardi, Luis Alposta e Daniel Garibaldi. Tutti gli autori citati testimoniano che il lunfardo, mischiato con la cultura emergente del tango, si alterna e sostituisce il castigliano per parlare delle vicissitudini della vita del popolo dei quartieri cittadini.