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COL CUORE IN ITALIA

STANZA NUMERO VENTIDUE

STANZA NUMERO VENTIDUE

Stanotte ho visto una stella cadente. I miei occhi non hanno avuto nemmeno il tempo di assorbire quell'immagine che il mio cuore già palpitava d'amore e di vita.

Il mio nome è Albino, ho la veneranda età di ottantaquattro anni e sono vedovo.
Mia moglie Rachele è salita in cielo cinque anni fa e non mi è rimasto più nulla in cui credere.
Ricordo ancora quella maledetta sera come fosse ieri. Era luglio ed il caldo opprimente soffocava il corpo e l'anima della mia compagna di vita. La sua malattia non le permetteva di pensare al domani. E il domani, per Rachele, da quella sera non fu più nemmeno una speranza. Si spense lentamente, con il sorriso sulle labbra, nonostante il cancro l'avesse logorata giorno dopo giorno. Più passavano le ore e più vedevo quel bastardo portarsi via mia moglie. Lentamente. Pezzo per pezzo. Cellula per cellula.
Era una donna straordinaria, mia moglie. Non potrò mai dimenticare tutto l'amore che è stata capace di donarmi. Era in grado di trovare positività anche nelle situazioni più spiacevoli.
E poi era bella. Dio, com'era bella. Aveva due occhi azzurri che rispecchiavano la purezza di mari lontani e una chioma liscia e nera che li metteva in risalto. La natura, poi, era stata generosa con i suoi seni, due ripide montagne perfettamente collocate al centro di una dolce pianura. I suoi fianchi erano leggermente larghi, quel tanto che bastava per renderla maledettamente sexy ed irresistibile. Già, irresistibile. E' anche per questo motivo che non ho mai capito perché scelse proprio me, come fidanzato prima e come marito poi. Non sono mai riuscito a comprendere come, ad esempio, una donna così meravigliosa potesse scegliere un burbero e grasso uomo come me. Ho un ricordo limpidissimo dei miei vent'anni. Avevo quell'età quando la conobbi. Lei era una ragazzina graziosa di diciotto anni, io un brutto uomo appena uscito dall'adolescenza. Adolescenza per modo di dire.
Già, perché ai miei tempi - quando conobbi Rachele correva l'anno 1942 - l'adolescenza non esisteva. Si diventava uomini in cinque minuti. La guerra ti faceva crescere in fretta e potevi solo pensare ad un buon modo per sopravvivere. Non c'era tempo per la timidezza o per i lunghi corteggiamenti. Non c'era tempo per niente. Ci si amava e basta. I più fortunati sono arrivati a festeggiare le nozze d'oro. Chi non ha avuto l'appoggio della buona sorte, invece, non è nemmeno riuscito a consumare la prima notte d'amore.
In tutto quel trambusto di morte e disperazione, il nostro amore è germogliato. Abbiamo visto passare davanti ai nostri occhi più di mezzo secolo. Poi, un giorno, è finito tutto. The end. Titoli di coda. Proprio come al cinema, ma senza lieto fine. La cosa peggiore è stata non riuscire a rendermi conto che il protagonista di quel brutto film ero proprio io. Non ho mai accettato la morte di mia moglie. Non ho mai accettato il fatto di doverla perdere a causa di una malattia per cui l'uomo non è mai riuscito a trovare una cura. Non ho mai più trovato pace, da quel giorno.
Così sono rimasto solo. Io, contro tutto e tutti. Contro me stesso.
La mia unica figlia, Luisa, è stata abbandonata dal marito quando aveva quarantadue anni. Due anni fa, invece, è stata costretta a spedirmi nel posto in cui mi trovo attualmente, l'ospizio “Villa delle rose”. Le mie condizioni fisiche non le permettevano più di svolgere una vita normale. Non la biasimo per questo suo gesto. D'altronde, ormai, ero diventato una specie di vegetale. Le uniche parti del corpo che riuscivo a muovere erano le braccia e la testa. I miei giorni li passavo per il cinquanta percento disteso sul letto e per l'altro cinquanta sopra una sedia a rotelle.
Quello che mi ha deluso parecchio è che mia figlia mi ha portato in questo posto un giorno qualunque, senza nemmeno rendermi partecipe della sua decisione. Senza una parola.
Così, oggi, mi ritrovo qui seduto nel giardinetto della villa. Scrivo a mia moglie, mentre attendo di riconciliarmi con lei. Sono solo. Gli altri ospiti mi considerano un malato di mente solo perché sono colpevole di spedire lettere ad un destinatario inesistente. Gli infermieri e gli assistenti sociali della villa, invece, si limitano a lavarmi, a farmi mangiare e a concedermi un paio di ore d'aria al giorno.
La stanza numero ventidue è la mia cella d'isolamento. I giardinetti rappresentano la libertà.
Due ore al giorno. Non di più. Ormai ho perso anche l'uso della parola e mi viene difficile comunicare con chi è talmente ottuso da non capire che provo un briciolo di benessere soltanto uscendo da quella maledetta stanza.
Ho imparato, in questi anni di solitudine, a gioire per le piccole cose. Non ho più la forza per lottare e l'unico modo per vivere serenamente gli ultimi giorni che mi rimangono è sfruttare il mio tempo per scrivere alla mia adorata moglie. Voglio farle sapere che mi manca da morire. Voglio dirle che la amo, perché durante la nostra vita insieme non sono stato capace di dirglielo tutte le volte che lo meritava. Sarò retorico, o forse pazzo, ma sono sicuro che lei possa leggere quello che le scrivo.

Il sole comincia a scaldare l'aria. Ho la penna in mano e comincio a scrivere.

Mia adorata Rachele,
come va lassù? Qui non tanto bene. Ormai non ho più dignità.
Il fatto è che non riesco più a farmi rispettare. Non ho la forza per pretendere il rispetto delle persone che mi circondano.
Me ne sto andando. Lentamente. Sto per raggiungerti.
Tutti, qui, lo hanno capito. Ormai sono diventato un peso per la comunità.
Non vedono l'ora di assistere al mio ultimo respiro. Anche nostra figlia non aspetta altro.
Non gliene faccio una colpa: d'altronde con i pochi soldi della sua pensione riesce a malapena a pagare la retta di questa prigione.
Ti amo, Rachele. Mi sento l'uomo più fortunato di questa terra.
In fondo non mi interessa niente della considerazione che le persone hanno nei miei confronti.
Tu sei la mia fortuna. La stella che guida le mie notti più buie.
Come si sta lassù? Mi stai aspettando?
Fremo all'idea di poter toccare di nuovo il tuo viso. Voglio baciarti, amore mio.
Voglio che il mio amore ti entri nelle viscere. Voglio sentire il sangue ribollire passione.
Respiro aria per sopravvivere, amore mio. Per vivere ho bisogno di te.
Ti ho mai detto quanto ti amo? Forse si, ma non abbastanza.
Un'infermiera della villa si sta avvicinando a piccoli passi. Vuole portarmi via da qui.
Non ho più tempo. Ti amo, mia dolce Rachele. A domani.


Eccomi di nuovo qui. Stanza ventidue, ovviamente. Mi hanno coricato sul letto.
Appena ho toccato il cuscino con la testa mi sono sentito soffocare. Jenny, questo è il nome dell'infermiera che si occupa di me, si è bloccata per qualche minuto a guardarmi. Ha uno sguardo triste, che non riesco a decifrare. Una lacrima riga il suo volto.
Scappa via, correndo, senza nemmeno lasciare il tempo a quella lacrima di staccarsi dalla sua pelle fresca di ragazza. Sono rimasto di sasso. Non capita spesso di vedere certe cose qui dentro.
Dopo qualche ora, mi trovo ancora sdraiato sul letto a fissare il soffitto. Non è proprio un bel vedere. Ci sono piccole crepe che si aprono al centro e una striscia di muffa sull'angolo destro. Ad essere onesti, tutta la stanza ventidue non si può certo definire il “fiore all'occhiello” della villa. Le pareti sono annerite dal fumo provocato dall'incendio che, tre anni fa, ha colpito l'ala destra dell'edificio. Da quella volta, nessuno si è preso cura di imbiancarle. Del soffitto ho già parlato. L'unica finestra presente è costruita con un legno di pessima qualità, a sua volta ammuffito, probabilmente a causa dell'umidità che qui si fa pesante soprattutto nei mesi estivi. Il fulcro della ventidue è il letto nel quale riposo. Si tratta di un matrimoniale con sponde in legno - lo stesso usato per la finestra - troppo grande per la stanza. Lo spazio vitale è ridotto al lumicino. Certo, non è un problema che mi tocca personalmente. Non essendo in grado di camminare, non mi interessa più di tanto se tra il bordo del mio letto e le pareti ci sono, si e no, quaranta centimetri di spazio calpestabile. Sono in grado, a malapena, di scorgere il colore del pavimento, un rosso intenso che lascia spazio a nugoli di polvere che giacciono lì da chissà quanto tempo. La società privata che amministra la villa non sta passando un periodo semplice dal punto di vista economico, e la situazione si riflette inevitabilmente sulla qualità del servizio. Il personale è sul piede di guerra da parecchie settimane, a causa dei ritardi cronici sul pagamento degli stipendi. Gli ospiti non possono fare altro che subire la situazione in silenzio, complice anche il totale disinteressamento delle famiglie di appartenenza.
E' quasi passata la mezzanotte e non mi rimane che chiudere gli occhi. Ho bisogno di riposarmi. La notte mi regala sempre un sorriso. Sogno. Sogno continuamente. Sogno Rachele. Spesso sogno anche ad occhi aperti. Non avrei mai creduto che la vecchiaia mi avrebbe dato un privilegio che non ho avuto in gioventù, quando sognare voleva dire vivere. Per lungo tempo sono stato troppo razionale e cinico e non ho mai dato il benché minimo spazio a desideri irrealizzabili. Ho scoperto la bellezza della vita ad ottantaquattro anni perché ho scoperto di essere capace di sognare.
Anche oggi è arrivato quel momento. Smetto di fissare il soffitto. Spengo la luce. Buonanotte.

Le sette del mattino. Sono sveglio. Jenny è piombata nella mia stanza da qualche secondo.
La mia carrozzella è di fianco al letto. Non sono abituato ad alzarmi così presto. L'ultima volta che mi sono svegliato prima delle nove è stato a causa della morte del mio vicino di stanza, tale Raffaele Patrizi.

Erano le sei del mattino, quando l'infermiera di turno fece un urlo che svegliò tutti gli ospiti. Si seppe poi, a distanza di giorni, che Raffaele Patrizi, ex ferroviere in pensione, nato a Milano da genitori siciliani, si era impiccato con la cintura dei suoi pantaloni al lampadario della sua stanza. Era in villa da qualche settimana, portato quasi a forza dal marito della figlia. In poche settimane aveva perso ogni speranza di vivere dignitosamente gli ultimi anni della propria vita. In pochi minuti aveva deciso che non valeva più la pena vivere.

Jenny non dice nulla. Si limita a prendermi di peso e a farmi accomodare sulla carrozzella.
Dopo pochi istanti sono seduto sulla panchina dei giardinetti, carta e penna in mano. Ho trovato il mio taccuino e la mia stilografica nella tasca portaoggetti della carrozzella.
Non mi sono preoccupato di domandarmi per quale motivo Jenny mi ha portato nel mio posto preferito a quest'ora. Mi limito a scrivere.

Mia adorata Rachele,
Oggi mi sono svegliato prestissimo. Da quanto tempo non lo facevo?
Jenny si è presentata in camera mia all'alba, mi ha tirato giù dal letto e mi ha condotto qui, nei giardinetti. Sono rimasto senza parole. In tutto il tempo passato qui dentro,
non mi era mai capitata una cosa simile. Ti ho mai parlato di Jenny? E' una ragazza giovane,
avrà vent'anni, ed è molto carina. Onestamente credo che qui dentro sia sprecata.
Quando la guardo vedo in lei tanta tristezza. Non parla mai con nessuno degli ospiti e nemmeno con le sue colleghe. Possibile che una ragazza giovane e bella come lei sia così sola?
No, non è possibile. Non voglio crederci, perlomeno.
La solitudine è roba per vecchi, come me. Jenny non può essere sola. Non lo merita.
Amore, ricordi quando ci siamo conosciuti? Beh, volevo farti sapere che quel momento rimarrà per sempre impresso nei miei ricordi come il momento più bello della mia vita. In assoluto.
Non hai idea di come mi batteva forte il cuore nell'esatto istante in cui mi hai chiesto se potevamo rivederci. Ero emozionato come non lo ero stato mai. Di momenti indimenticabili, poi, me ne hai regalati tanti altri, senza chiedere mai niente in cambio. Mi hai amato come ogni uomo desidera di essere amato. Mi hai amato con tutta te stessa, senza mai tirarti indietro.
Devo chiederti scusa, mia amata Rachele. Devo espiare una colpa che non ho potuto farmi perdonare quando eri più vicina a me. Ti ho amata, Rachele. Profondamente. Per tutta la mia vita non ho avuto che occhi per vedere te. Il mio cuore è sempre stato tuo servo fedele.
Quello che mi devasta, amore, è non essere stato in grado di dimostrartelo, di non aver avuto il coraggio di tirare fuori quello che provavo per te.
Perdonami, amore mio. Perdona quest'uomo piccolo e fragile, di fronte alla tua immensità.

Per sempre tuo, Albino.

Dopo quattro ore mi trovo ancora ai giardinetti. Forse si sono dimenticati definitivamente di me. D'altronde, è risaputo, la mia salute interessa a pochi. Sono ormai passate le dieci ed in teoria dovrebbe arrivare qualcuno per farmi l'iniezione quotidiana. Non ho mai capito quale sostanza introducono nel mio organismo. A dire la verità, non me lo sono nemmeno mai chiesto. L'unica cosa che so è che mi fa stare meglio. Sto respirando l'aria ancora fresca del mattino, quando ad un tratto riappare Jenny, siringa in mano. Prende un batuffolo di cotone imbevuto d'alcool, lo sfrega contro il mio braccio e mi inietta il famoso liquido di cui non conosco la natura. Ad un tratto alza gli occhi e mi sorride. Prende un foglietto di carta piegato in quattro da una tasca e me lo porge.
<>, mi sussurra all'orecchio.
Rimango di sasso. Non mi aveva mai rivolto la parola prima d'ora. Sono sinceramente confuso.
Prendo in mano quel pezzo di carta che mi ha lasciato. Lo apro. Lo leggo.

Caro signor Albino,
Quando leggerà questo biglietto sarà molto vicino a riconciliarsi con sua moglie.
L'ultima visione terrena sarà per lei l'immagine dei suoi amati giardinetti.
Non voglio chiederle perdono per quello che ho fatto poco fa, perché non avrebbe senso.
Sono solo una povera infermiera di vent'anni, rimasta orfana del proprio amore.
Si chiamava Luca. Era tutto quello per cui valeva la pena vivere. Un giorno, il mare me lo ha portato via. Per sempre. Da quel giorno non voglio più vivere.
Non ho mai avuto il coraggio di uccidermi. Se lo avessi avuto, oggi non sarei qui.
Ho letto tutte le sue lettere. Quando lei le imbucava dentro la buchetta della villa, io me ne impossessavo e le custodivo gelosamente. Non ho mai conosciuto un uomo più romantico di lei.
Non so quando potrò ritrovare il mio Luca, ma sono certa che lei, tra poco, tornerà tra le braccia della sua amata Rachele. Mi prometta che non smetterà mai di amarla.

Un bacio, Jenny

Il battito del mio cuore si sta facendo sempre più debole. Ho il viso bagnato dalle lacrime.
Non piangevo più dal funerale di mia moglie. Non riesco più a distinguere le immagini e il respiro si sta facendo pesante. Sto arrivando, amore mio. Aspettami.
Jenny è comparsa a pochi passi da me. Non la vedo, ma ne percepisco la presenza.
<>, le dico con un filo di voce, <>
Un brivido freddo scuote il mio corpo, mentre una mano calda si posa sul mio viso.
L'ultimo respiro. Grazie, Jenny.
                                           
                                                                                                            Manuel Scandellari

AMANDA LEAR ...

AMANDA LEAR ...

               

Divertente, stravagante e ironica, Amanda Lear è un'artista totale: cantante, attrice, presentatrice e modella, fu allieva, musa e confidente di Salvador Dalì.

Amanda dipinge da 20 anni. Il suo lavoro parte da un espressionismo figurativo, non schematico, dove i diversi linguaggi comunicativi usati imprimono ai suoi quadri grande sensualità e una vitalità che colpisce tutti i sensi, dove i colori accessi sono un punto basilare della sua ricerca creativa.

Lear divertente, stravagante. ironica è un'artista totale: cantante, attrice, presentatrice, modella, l'allieva, la musa e la confidente di Salvador Dalì. Debutta a Rotterdam, in seguito ha esposto nelle maggiori capitali e grandi città come Berlino, New York, Parigi, Palm Beach, Milano, Amsterdan fra le tante.

Amanda Lear è figlia di un inglese e di una esiliata russa. Studia arte a Parigi e negli anni '60 si trasferisce a Londra. Durante questo periodo incontra i maggiori rappresentanti fra i disegnatori, musicisti e artisti che appartenevano ai diversi circoli artistici che lei frequentava. Le sue preferenze comprendevano principalmente il movimento surrealista e l’espressione del corpo, avendo studiato anche l’arte del mimo.

L'incontro con Salvador Dalì nel 1965 cambia la sua vita. Nei successivi 15 anni diventa la sola amica, musa e confidente del grande pittore e della sua moglie Gala. Vive nella loro casa di Cadaqués (Spagna) ed è stata sempre presente negli spostamenti invernali a New York e Parigi.

Benché avesse dichiarato che una donna non dovrebbe mai dipingere, Dalì è stato il suo pigmalione permettendole di lavorare assieme a lui e insegnandole tutto quello che Lear conosce sull’arte e le sue tecniche, accompagnandola nei grandi musei del mondo e servendole da guida nella scoperta degli artisti con il suo personalissimo punto di vista.

 

Conosciuta internazionalmente come cantante pop, divenne famosa quando la sua prima canzone entrò nelle hit parade internazionali,  È una delle regine della disco music degli anni settanta con canzoni come Tomorrow, Queen Of Chinatown, Follow Me e Enigma. Ha inciso canzoni in inglese, italiano, francese e tedesco. Ha collaborato con i CCCP incidendo nel 1988 una cover di Tomorrow in cui duetta con Giovanni Lindo Ferretti.

                      follow me

Viene chiamata a condurre trasmissioni TV in Italia da Silvio Berlusconi: tra i tanti programmi ha condotto Il brutto anatroccolo su Italia 1 e Cocktail d'amore sulla RAI. Ha anche lavorato in Francia, a La Cinq, presentando lo show d'apertura della rete e il programma "Cherchez la femme".

In occasione della lavorazione del programma su Italia 1 conosce Manuel Casella, modello e concorrente del reality show L'isola dei famosi,  del quale è la compagna da 5 anni. Era stata chiamata alla conduzione del reality show La Talpa, la prima edizione su RaiDue, ma dopo la prima puntata fu sostituita da Paola Perego. Ultimamente è stata uno dei membri della giuria del fortunato programma Ballando con le stelle (Rai 1) presentato da Milly Carlucci.

Ma ricordiamo che non per questo trascura la passione della sua vita:la pittura.

Ricordiamo che nel 1980 la sua prima mostra a Rotterdam, incoraggiata dal successo ottenuto e della pubblicità ricevuta dai media espone a Parigi, Berlino, Milano e Ginevra attirando l’attenzione dei collezionisti europei.

 

Le piace ricordare che ha aspettato 20 anni prima di avere la possibilità di esporre i suoi lavori ed è grata a Dali per esserle stato amico e maestro.

Vive vicino a Baux en Provence in mezzo ai paesaggi amati da Van Gogh, dove la luce le ricorda quella di Cadaques.

LA DIVINA COMMEDIA, IL VIAGGIO PIÚ IMPORTANTE DEL DANTE

             

La Divina Commedia (titolo originale: Comedìa) è un poema in tre cantiche (Inferno · Purgatorio · Paradiso) scritto dal poeta fiorentino Dante Alighieri.

L'opera è generalmente considerata la più importante testimonianza letteraria della civiltà medievale ed accoglie anche le premesse di nuove idee. Il poema, pur continuando i modi caratteristici della letteratura e dello stile medievali (ispirazione religiosa, fine morale, linguaggio e stile basati sulla percezione visiva e immediata delle cose), tende a una rappresentazione ampia e drammatica della realtà, ben lontana dalla spiritualità tipica del Medioevo, tesa a cristallizzare la visione del reale.

Genesi e storia

Dante immagina di compiere il proprio viaggio ultraterreno durante la settimana santa del 1300: l'anno del primo giubileo. L'Inferno non contiene notizie posteriori al 1309 (la prima menzione di copie manoscritte è del 1313). Il Purgatorio non contiene riferimenti a fatti posteriori al 1313 e fu divulgato separatamente nei due anni seguenti. Il Paradiso fu forse iniziato nel 1316 e terminato negli ultimi anni di vita del poeta, mentre i singoli canti venivano divulgati man mano che venivano compiuti.

Dopo la morte del poeta cominciarono ad apparire commenti alle singole parti. Nell'epistola XIII, Dante spiega a Cangrande il titolo "comedia" (l'aggettivo "divina", usato da Boccaccio nella sua biografia dantesca Trattatello in laude di Dante fu introdotto in un'edizione a stampa del 1555). La ragione del titolo è retorica e connessa al tema ed al livello linguistico: l'opera inizia con una situazione spaventosa e termina felicemente (la tragedia invece ha inizio piacevole e fine tremenda), e il livello linguistico è dimesso e umile per facilitare la comunicazione (la parlata volgare).

Lingua e stile

Dante non si può scindere dalla tradizione poetica provenzale, come dalla poesia provenzale non si può separare lo Stil Nuovo di cui Dante fu insigne rappresentante. Stile e linguaggio danteschi derivano da modi caratteristici della letteratura latina medievale: la giustapposizione sintattica (brevi elementi successivi) cesure, stacchi, uno stile che non conosce la fluidità e il modo mediato e legato dei moderni. Dante ama l'espressione concentrata, il rilievo visivo e rifugge dai legami logici, il suo linguaggio è essenziale.A differenza di petrarca che utilizzava un linguaggio puro e semplice caratterizato da un ristrettissimo numero di parole, un unilinguismo.

Struttura

La Commedia racconta un viaggio nei tre regni dell'aldilà (in cui si proiettano il male e il bene del mondo terreno) compiuto da Dante ("simbolo" dell'umanità), che si affida alla guida di Virgilio (allegoria della ragione) e poi di Beatrice (fede). Si tratta di un poema didascalico strutturato in terzine di endecasillabi(ABABCB), composto da 100 canti suddivisi in tre cantiche di 33 canti ciascuna, più un canto introduttivo posto all'inizio dell'Inferno. L'intera opera consta di 14.233 versi totali: superiore dunque in lunghezza sia all'Eneide virgiliana (9.896 esametri), sia all'Odissea omerica (12.100 esametri).

I numeri hanno una valenza simbolica, [1+33+33+33 = 100, multiplo di 10 = perfezione rappresentata, 3 = Trinità. Il 3 ricorre nella forma metrica (terzina o "terza rima" ossia strofe di tre endecasillabi a rima incatenata ABABCBCDC) ed è riscontrabile in tutta l'opera di Dante (ad esempio nella Vita Nuova); i numeri, inoltre, legano le numerose corrispondenze formali del testo (i canti sesti delle tre cantiche sono di tema politico), legando gli episodi in un'intricata rete di valori dottrinali.].

La Commedia è anche una drammatizzazione della teologia cristiana medievale, arricchita da una straordinaria creatività immaginativa.

                    Il sommo poeta   Il  Sommo Poeta

Tematiche e contenuti

Il viaggio ultramondano è compiuto fra l'8 ed il 15 aprile (Settimana Santa) del 1300 (primo Giubileo). personale universale (redenzione dell'umanità)

  • Autobiografico: redenzione dell'anima del poeta dopo il periodo di traviamento (selva oscura)
  • Redenzione politica: l'umanità con la guida della ragione (Virgilio) e dell'impero raggiunge la felicità naturale (Paradiso Terrestre = giustizia e pace)
  • Redenzione religiosa: la guida della fede (Beatrice), porta alla felicità soprannaturale (Paradiso)

Dante rappresenta cielo e terra, ma la terra trova nel poema una rappresentazione nuova, una profonda comprensione della realtà umana. In Dante è presente un modo nuovo e disincantato di percepire la storia, il racconto storico abbraccia il corso dei secoli con la storia dell'impero romano e cristiano, delle lotte fiorentine tra Bianchi e Neri, una larga considerazione prospettica della storia della Chiesa e della storia contemporanea del Papato.

L'osservazione della natura è accurata e armoniosa, accentuata nel suo valore prospettico, ricca e determinata. Le note geografiche e visive si succedono.

Il paragone è lo strumento con cui il poeta ritrae il reale mediante un intreccio di notazioni varie e reali. La natura dantesca scaturisce sempre da un riferimento personale ed è, non di rado, attratta nell'orbita drammatica della rappresentazione. Tutto in Dante ha un valore soggettivo, il poema non è solo la storia dell'anima cristiana che si volge a Dio, ma anche la vicenda personale di Dante, inestricabilmente intrecciata agli avvenimenti che narra. Dante è sempre attore e giudice.

Il carattere autobiografico prevale nella poesia rende Dante, la profezia religiosa e politica, si sviluppa su un terreno di esperienze personali, dichiaratamente espresse, e di aspirazioni precise. Dante sovrappone la profezia ai fatti concreti e non li dimentica, né insegue sogni vaghi e irrealizzabili di rinnovamento come i profeti medievali, infatti il suo vagheggiamento di un rinnovamento religioso, morale e politico ha obiettivi ben precisi: una ritrovata moralità della Chiesa, la restaurazione dell'Impero, la fine delle lotte civili nelle città.

L'allegoria è il fondamento del poema ed è il segno più scoperto del suo medievalismo; il mondo è raffigurato suddiviso: da un lato la realtà storica e concreta, dall'altro il sopramondo, ossia il significato della realtà storica trasferita sul piano morale e su quello ultraterreno. Il costante riferimento al sopramondo attesta, la subordinazione medievale di ogni realtà a un fine morale e religioso.
Siffatta subordinazione è rigida e imperante e nell'assoluto valore dell'allegoria, nella fedeltà ai modi e allo stile ereditati dalla letteratura precedente è il medievalismo di Dante.

          

UN GIRETTO PER VERONA

UN GIRETTO PER VERONA

                                    Verona di notte

 La casa di Giuletta  Il Giardino Giusti

 Piazza dei Signori   Arca di Cansignorio

  S. Nicoló      Arena di Verona

                      Palazzo del Vescovado                   Palazzo Bevilacqua

 

STORIA DEL FESTIVAL DI SANREMO

         

Il Festival della canzone italiana, noto anche come Festival di Sanremo, è una manifestazione canora nata nel 1951.

Il Festival si tiene annualmente al Teatro Ariston di Sanremo (in origine la sede del Festival era il Casinò di Sanremo), in un periodo che va dalla fine di febbraio all'inizio di marzo. Nel corso degli anni ha subito diversi cambiamenti nella sua formula, ma si tratta essenzialmente di una competizione in cui diversi interpreti propongono delle canzoni originali, composte da autori italiani, che vengono votate da una giuria o dal pubblico a seconda delle edizioni. In oltre 50 anni di storia, per il festival sono passati la maggior parte dei nomi celebri della canzone italiana. Nella metà degli anni cinquanta fu fonte d'ispirazione alla creazione dell'Eurofestival.

Essendo il Festival canoro più famoso d'Italia, con un certo riscontro anche all'estero, è diventato uno dei principali eventi mediatici della televisione italiana e non manca di sollevare dibattiti e polemiche ad ogni sua edizione. Nel 1967 entrò nella cronaca nera, quando il cantante Luigi Tenco venne trovato morto nella sua camera d'albergo, durante la XVII edizione del Festival.

Le prime edizioni del Festival, da quella del 1951 a quella del 1954, erano trasmesse esclusivamente per radio dal Casinò di Sanremo; successivamente la manifestazione divenne principalmente un evento televisivo. Attualmente l'evento viene trasmesso in diretta e in Eurovisione da Raiuno.

Fino al 1997 i vincitori di questa competizione canora partecipavano all'Eurofestival in rappresentanza dell'Italia, ora purtroppo la nazione non partecipa più (per paura di accollarsi le pesanti spese dell'organizzazione dell'edizione successiva in caso di vittoria); ultimi a partecipare, i Jalisse, quarti con Fiumi di Parole.

I cambiamenti del Festival nel corso degli anni

  • 1953: per la prima volta le canzoni vengono presentate in una doppia esecuzione fatta da due cantanti e due orchestre differenti. La formula verrà similmente riproposta nel 1990 e nel 1991.
  • 1955: il Festival viene trasmesso per la prima volta in televisione, ed in diretta eurovisiva.
  • 1964: per la prima volta partecipano artisti stranieri, che però cantano in italiano.
  • 1972: le canzoni vengono presentate in una sola esecuzione: era dal 1956 che non succedeva.
  • 1973: la RAI trasmette in televisione solo la serata finale.
  • 1977: il Festival viene spostato al Teatro Ariston. La trasmissione televisiva della manifestazione è per la prima volta a colori.
  • 1980: scompare l'orchestra: da questo momento le canzoni verranno cantate su base musicale o in playback.
  • 1980: alcuni artisti stranieri possono gareggiare anche non cantando in italiano, purchè gli autori della canzone siano italiani.
  • 1982: viene istituito il Premio della Critica.
  • 1984: viene creata la distinzione tra la sezione Big e sezione Nuove Proposte. Verrà abolita solo nel 2004.
  • 1990: il Festival si sposta momentaneamente al Palafiori perché il Teatro Ariston è in restauro. Torna l'orchestra dal vivo.
  • 1999: si tenne per la prima volta davanti al Teatro Ariston una passerella per i cantanti in gara.
  • 2004: per la prima volta il vincitore del Festival viene stabilito direttamente dal pubblico a casa via telefono e sms.
  • 2005: aumentano le distinzioni dei cantanti in gara e da due diventano cinque, uomini, donne, giovani, gruppi e classic.
  • 2006: viene abolita la categoria "classic", ma restano le altre quattro.

Vincitori

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  Celentano          Ramazzotti                  F. Renga            M. Masini          B.  Solo

Il record di vittorie (quattro) appartiene a Claudio Villa e a Domenico Modugno. Iva Zanicchi è invece la donna che ha vinto più edizioni (tre).

  • 1951: Nilla Pizzi - Grazie dei fiori
  • 1952: Nilla Pizzi - Vola colomba
  • 1953: Carla Boni e Flo Sandon's - Viale d'autunno
  • 1954: Giorgio Consolini e Gino Latilla - Tutte le mamme
  • 1955: Claudio Villa e Tullio Pane - Buongiorno tristezza
  • 1956: Franca Raimondi - Aprite le finestre
  • 1957: Claudio Villa e Nunzio Gallo - Corde della mia chitarra
  • 1958: Domenico Modugno e Johnny Dorelli - Nel blu dipinto di blu (Volare)
  • 1959: Domenico Modugno e Johnny Dorelli - Piove (Ciao ciao bambina)
  • 1960 Tony Dallara e Renato Rascel - Romantica
  • 1961: Betty Curtis e Luciano Tajoli - Al di là
  • 1962: Domenico Modugno e Claudio Villa - Addio addio
  • 1963: Tony Renis e Emilio Pericoli - Uno per tutte
  • 1964: Gigliola Cinquetti e Patricia Carli - Non ho l'età (Per amarti)
  • 1965: Bobby Solo e New Christy Minstrels - Se piangi se ridi
  • 1966: Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti - Dio come ti amo
  • 1967: Claudio Villa e Iva Zanicchi - Non pensare a me
  • 1968: Sergio Endrigo e Roberto Carlos - Canzone per te
  • 1969: Bobby Solo e Iva Zanicchi - Zingara
  • 1970: Adriano Celentano e Claudia Mori- Chi non lavora non fa l'amore
  • 1971: Nada e Nicola Di Bari - Il cuore è uno zingaro
  • 1972: Nicola Di Bari - I giorni dell'arcobaleno
  • 1973: Peppino Di Capri - Un grande amore e niente più
  • 1974: Iva Zanicchi - Ciao cara, come stai?
  • 1975: Gilda - Ragazza del sud
  • 1976: Peppino Di Capri - Non lo faccio più
  • 1977: Homo Sapiens - Bella da morire
  • 1978: Matia Bazar - ...E dirsi ciao!
  • 1979: Mino Vergnaghi    Amare
  • 1980: Toto Cutugno      - Solo noi
  • 1981: Alice - Per Elisa
  • 1982: Riccardo Fogli - Storie di tutti i giorni
  • 1983: Tiziana Rivale - Sarà quel che sarà
  • 1984: Al Bano e Romina Power - Ci sarà
  • 1985: Ricchi e Poveri - Se m'innamoro
  • 1986: Eros Ramazzotti - Adesso tu
  • 1987: Gianni Morandi, Umberto Tozzi, Enrico Ruggeri - Si può dare di più
  • 1988: Massimo Ranieri - Perdere l'amore
  • 1989: Anna Oxa e FaustoLeali - Ti lascerò
  • 1990: Pooh e Dee Dee Bridgewater - Uomini soli
  • 1991: Riccardo Cocciante e Sarah Jane Morris - Se stiamo insieme
  • 1992: Luca Barbarossa - Portami a ballare
  • 1993: Enrico Ruggeri - Mistero
  • 1994: Aleandro Baldi - Passerà
  • 1995: Giorgia - Come saprei
  • 1996: Ron e Tosca - Vorrei incontrarti fra 100 anni
  • 1997: Jalisse - Fiumi di parole
  • 1998: Annalisa Minetti - Senza te o con te
  • 1999: Anna Oxa - Senza pietà
  • 2000: Piccola Orchestra Avion Travel - Sentimento
  • 2001: Elisa - Luce (Tramonti a nord est)
  • 2002: Matia Bazar - Messaggio d'amore
  • 2003: Alexia - Per dire di no
  • 2004: Marco Masini - L'uomo volante
  • 2005: Francesco Renga- Angelo
  • 2006: Povia - Vorrei avere il becco

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   Barbarossa         Morandi               Ranieri                Ruggieri           F.  Leali

LAURA PAUSINI, LA VOCE ITALIANA CHE CONQUISTO IL MONDO

LAURA PAUSINI, LA VOCE ITALIANA CHE CONQUISTO IL MONDO

Laura Pausini è cresciuta a Solarolo, una piccola cittadina nei pressi di Faenza, in Romagna. Questo fatto inganna molti facendo credere che Solarolo sia anche il luogo di nascita dell'artista, come indica, erroneamente, addirittura il suo sito ufficiale. In realtà Laura Pausini è nata a Faenza, a pochi chilometri da Solarolo, anche perché Solarolo è talmente piccola che non ha un ospedale.

Passando all'aspetto musicale, Laura Pausini ha iniziato a cantare nei locali di pianobar con suo padre fin dall'età di otto anni. A tredici anni, nel 1987, viene registrato il suo primo album, "I sogni di Laura". Tale album costituiva solamente un modo per "pubblicizzare" il lavoro nei pianobar svolto dalla stessa Laura Pausini e dal padre Fabrizio, era disponibile solo a chi assisteva agli spettacoli del duo e, pertanto, non si può certo includere nella discografia ufficiale della cantante. "I sogni di Laura" contiene tredici brani, di cui due scritti da lei ma firmati dal padre perchè troppo giovane, mentre gli altri reinterpretazioni di brani famosi. Intanto partecipa a vari concorsi in Emilia-Romagna, ma la grande occasione arriva nel 1991, quando passa con successo le selezioni per partecipare al Festival di Castrocaro.

Divenne famosa nel 1993 quando vinse il Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte con uno dei suoi brani più noti e tuttora apprezzati, "La solitudine". Questo le permette di concorrere tra i big già l'anno venturo, quando con "Strani amori" si aggiudica il terzo posto: le classifiche confermano il risultato, piazzando al top della hit parade il singolo. Come i più grandi nomi del panorama musicale italiano, come Eros Ramazzotti, Gino Paoli e Zucchero, anche la Pausini conquista il mercato discografico estero, che l'allontana dall'Italia per circa due anni. Da allora la sua musica ha fatto il giro del mondo. Ha cantato in spagnolo, portoghese, inglese e francese ed è una delle cantanti italiane più famose nel mondo. Dopo la vittoria del Festival di Sanremo si trasferisce a Milano.

Il suo primo album in spagnolo, Laura Pausini, nel 1994 divenne un bestseller in Spagna e in America Latina. Il fenomeno esplode nella Hot Latin Tracks di Billboard, successo che la conduce immediatamente al primo posto della classifica delle rivelazioni femminili del 1995, davanti nientemeno che a Mariah Carey. Nello stesso anno riceve l'Oscar della musica, il World Music Award, che le viene consegnato a Montecarlo per aver venduto il maggior numero di dischi nel mondo. A Miami ottiene il premio Lo Nuestro, cui segue il Globo di platino per essere la prima cantante non spagnola ad aver raggiunto il milione di copie vendute in Spagna.

Nel 1996 pubblica "Le cose che vivi" che esce in tre versioni diverse per il mercato italiano, spagnolo/ispanoamericano e brasiliano (quest'ultima versione contiene tutti i brani in italiano e, per tre di questi brani, è presente anche una versione in portoghese). Dalla Svizzera inizia il tour che la vedrà davanti a milioni di fans: il World Wide Tour '97 si svolge, regolarmente con il tutto esaurito, a Parigi e a Lisbona, a Rotterdam e a Madrid, a Bruxelles e a Montecarlo. Conquista l'esorbitante cifra di ottanta dischi di platino, sommati ad innumerevoli piccoli e grandi riconoscimenti.

Nel 1998 esce "La mia risposta", pubblicato in cinquanta paesi in duplice versione, italiano e spagnolo. L'anno seguente incide il brano "One more time" per la colonna sonora del film "Le parole che non ti ho detto", con Kevin Costner e Paul Newman. Parte un breve tour europeo, al cui termine Laura vola negli Stati Uniti dal nuovo produttore, già di Mariah Carey e Céline Dion, David Foster.

              

Pubblica nel 2000 l'album con l'omonimo brano, scrittole da Biagio Antonacci, "Tra te e il mare" (trasmesso in prime time in anteprima da Canale 5. L'anno successivo esce la prima raccola "Laura Pausini - The best of", con "E ritorno da te". L'album cui stava lavorando da ben due anni, "From the inside", sbarca negli Stati Uniti nel 2002.

Nel 2004, dopo due anni di silenzio, interrotti soltanto dalla registrazione di un duetto con la cantante francese Hélène Ségara dal titolo On n'oublie jamais rien, on vit avec, torna sulle scene musicali con Resta in ascolto e con il rispettivo album cantato in spagnolo Escucha. L'album è anche disponibile con un dvd in edizione limitata che contiene video e interviste esclusive. Tra le voci dei credits dell'album ci sono tre brillanti artisti che firmano altrettanti brani di successo: prima sicuramente la regina indiscusso del pop mondiale, Madonna, che dona alla cantante romagnola un pezzo adattato al titolo di "Mi abbandono a te"; "Benedetta passione" è invece il nome del "pezzo" che Vasco Rossi, insieme a Gaetano Curreri e Saverio Grandi degli Stadio, crea in esclusiva per Laura Pausini, e infine "Vivimi", creata da Biagio Antonacci. Viene tratto anche il brano "Come se non fosse stato mai amore" cantato al Festivalbar del 2005.

                                   

                               

L'8 febbraio 2006 vince il Grammy per il miglior album latino con Escucha, superando la concorrenza di Bebe, cantante spagnola. È la prima donna italiana in assoluto che vince un Grammy. L'Italia non portava a casa l'ambita statuetta dal 1958, anno in cui Domenico Modugno la vinse per la canzone "Nel blu dipinto di blu (volare)".

  • Partecipa come ospite all'ultima serata del Festival di Sanremo dove esegue un medley delle canzoni che cantò nel 1993 e nel 1994 come partecipante alla kermesse canora in aggiunta a un accenno di Come se non fosse stato mai amore. Ha poi cantato il singolo fatto poi uscire per la Festa della donna, Uguale a lei, cover della canzone Tous les visages de l'amour di Charles Aznavour già tradotta in inglese con il titolo di She e così resa famosa con la performance dello stesso Aznavour e anni dopo da Elvis Costello come colonna sonora del film Notting hill. Infine si è esibita in un duetto con Eros Ramazzotti dove i due artisti hanno intonato la celeberrima Nel blu dipinto di blu.
  • Il 9 giugno 2006 il paese in cui è cresciuta, Solarolo (RA), le conferisce la cittadinanza onoraria per aver portato la Romagna nel mondo.

A tutt'oggi vanta oltre 27.000.000 di copie vendute nel mondo e oltre 160 dischi di platino.

              

   Cover del suo ultimo album uscito il 2-10-2004

 RESTA IN ASCOLTO

 Ogni tanto penso a te
è una vita che, non ti chiamo o chiami me;
può succedere.
Ma nessun'altro chiamai amore, amore
io da allora nessuno trovai che assomigliasse a te
che assomigliasse a me
nel cuore
resta in ascolto che c'è un messaggio per te e dimmi se ci sei
perchè ti conosco e so bene che ormai per te
alternativa a me non c'è, non c'è... per te non c'è.
Ma sarebbe una bugia, mia, dirti adesso che non ho avuto compagnia
sono uguale a te.
Io sopra ogni bocca cercai il tuo nome, il tuo nome
ho aspettato anche troppo e lo sai
che ho cancellato te, ho allontanato te,
dal cuore
resta in ascolto che c'è un messaggio per te e dimmi se ci sei
perchè ti conosco e il mio posto non è con te
dipendo già da me
rimpiangerai cose di noi che hai perso per sempre ormai
tu resta in ascolto perchè ormai per te alternativa a me non c'è, non c'è
alternativa a me, non c'è
ogni tanto penso a te... può succedere...

                        

SALUTE SESSUALE DOPO I 40

SALUTE SESSUALE DOPO I 40

Presentati i risultati della prima indagine sulla salute sessuale dopo i 40 anni svolta a livello mondiale su oltre 26.000 uomini e donne di 29 paesi.

Oltre l'80% degli uomini e il 60% delle donne di età compresa tra i 40 e gli 80 anni afferma che il sesso è una parte essenziale della propria vita. Questo uno dei risultati del Pfizer Global Study of Sexual Attitudes and Behaviors, la prima indagine condotta a livello mondiale su oltre 26.000 soggetti in 29 paesi tra cui l'Italia, che ha partecipato all'indagine, svolta attraverso interviste telefoniche, con un campione di 1.500 uomini e donne. 

Per quanto riguarda l'importanza che il sesso assume per gli ultraquarantenni, lo studio rivela che l'83% degli italiani ha dichiarato di giudicare il sesso molto importante. Oltre il 70% degli italiani ha affermato di aver rapporti sessuali da 1 a 6 volte alla settimana, percentuale più elevata rispetto alla media internazionale che si attesta al 57% per gli uomini e al 51% per le donne, mentre il dato più basso lo fa registrare il Giappone con il 21%.

"In Europa - afferma il professor Alfredo Nicolosi, epidemiologo del CNR di Milano e membro del Board Scientifico che ha coordinato la ricerca - gli italiani si trovano ai primi posti per frequenza di rapporti sessuali negli ultimi 12 mesi; se poi si considera che il 65% degli uomini ultrasettantenni dichiara di aver avuto almeno un rapporto, la riflessione che viene spontanea è che la terza età ha e desidera avere una vita sessuale attiva".
Ma quanti sono soddisfatti della propria sessualità? In Italia solo il 44% degli uomini e il 32% delle donne.
L'indagine ha inoltre rivelato che la soddisfazione fisica in un rapporto è maggiore tra coloro che hanno una salute migliore. In particolare, l'indagine ha evidenziato che circa il 70% di coloro che giudicano "eccellente" la propria salute ha anche riferito che il rapporto fisico col partner nell'ultimo anno è stato estremamente soddisfacente. Una tendenza simile si è inoltre evidenziata tra soddisfazione emotiva e salute.
Nonostante l'associazione tra le dichiarazioni degli intervistati sulla propria salute e la soddisfazione emotiva e fisica, l'indagine ha evidenziato che i soggetti non sono necessariamente consci delle proprie reali condizioni di salute. Circa il 30% degli intervistati, infatti, non si è sottoposto a visita medica nell'ultimo anno. Tra coloro che hanno dichiarato di essere stati dal medico, a meno di una persona su 10 sono state poste domande sulle proprie difficoltà sessuali negli ultimi tre anni. Per quanto riguarda l'Italia, solo il 25% è stato sottoposto a visita medica nell'ultimo anno e, tra questi, solo il 4% è stato interrogato dal medico relativamente ai problemi nella sfera della sessualità. 
E in tema di salute sessuale gli italiani intervistati hanno dichiarato di avere avuto, nel 21% dei casi per gli uomini e il 31% delle donne, almeno uno dei 7 sintomi ritenuti come campanello d'allarme dei disturbi sessuali. Il ricorso al medico in questi casi è stato quantificato nel 24% degli uomini e circa il 35% per le donne. 
"Questi ultimi dati rivelano quanto ancora c'è da fare per aiutare coloro che hanno disturbi sessuali, rendendosi prima di tutto promotori della necessità di un maggior dialogo e confronto tra medici e pazienti anche su tali patologie
".

 

IL LUNFARDO ... LA LINGUA DEGLI IMMIGRANTI

            

Come conseguenza della immigrazione massiva che caratterizza il periodo che va dalla metà del secolo passato fino alla metà del presente, la cultura argentina contemporanea risulta influenzata dai costumi e dalle usanze europee e in particolare da quelle degli italiani. La gran incidenza che ebbero i tratti culturali italiani in questo processo di assimilazione si spiega principalmente in due ragioni.
La prima è di carattere quantitativo e si spiega guardando ai dati statistici del processo immigratorio. L'idea di un ripopolamento di Buenos Aires si afferma nelle cifre demografiche e nelle percentuali di immigranti che nel 1914 raggiunge un valore del 49 per cento. Quasi 12 milioni di discendenti italiani, emigrati quando l'Europa non poteva sfamare le sue popolazioni, portarono valori e tradizioni che rappresentavano tutto ciò che rimaneva nelle loro mani e anche la base sulla quale costruire e cambiare gradualmente le proprie usanze, in base a ciò che gli si presenti nel nuovo mondo.
La seconda ragione è di tipo qualitativo in quanto concerne le somiglianze tra gli elementi culturali che entrano in contatto. Avere radici comuni, come in questo caso il parlare una lingua di derivazione latina, è un catalizzatore per una fusione di valori in quanto contribuisce ad abbattere le barriere culturali ed i pregiudizi. Si suole dire con ragione che non ci fu a Buenos Aires un processo chiaro di assimilazione di tipo tradizionale: Questo è, quando una società ricettrice solidamente costituita dal punto di vista socio-demografico riceve immigrazione esterne alle quali impone un sistema culturale più o meno uniforme. In tali casi tradizionali, gli immigranti devono soffrire un processo di adattamento alla situazione preesistente e in molti casi, costituiscono una minoranza etnica. Il percorso fu inverso, l'esistenza di certi ambiti di integrazione (quartiere periferico, scuola nazionale obbligatoria e gratuita, certe forme di espressione artistica, ecc.) che andarono cancellando le differenze è comprovata da vari specialisti, come Francis Korn e James Scobie; Così che più che assimilazione quello che ci fu a Buenos Aires fu una vera fusione. Gli stili di vita che gli immigranti incorporavano non rivoluzionavano completamente i valori sedimentati e per tanto i vecchi modelli di vita non si perdevano, servivano da ponte verso i nuovi.

Seguendo una prospettiva storica possiamo dire che il fenomeno dell'immigrazione si colloca in un periodo nel quale l'Argentina si stava organizzando e consolidando come stato. Il paese entrò in una fase di crescita economica basata sulla esportazione di prodotti agricoli e la classe dirigente decise che doveva inserirsi nel mercato europeo, le cui necessità erano specialmente l'approvvigionamento di materie prime come lana, carne, cereali, ecc. (per questo la zona del litorale, che era più arretrata rispetto all'interno, grazie alla presenza dei porti commerciali, fu il motore dell'economia argentina).

Per raggiungere questo obiettivo era indispensabile cambiare la struttura economica del paese, e niente meglio che prendere come esempio gli Stati Uniti. L'inizio della modernità portò con se nuovi valori e problemi propri come la nascita di nuovi settori sociali: la classe operaia, la borghesia industriale e i ceti medi; ai quali si sommarono grandi quantità di immigranti europei.

Rispetto alle condizioni ricettive dell'America Latina, dopo il periodo proibitivo coloniale, i liberali del XX secolo fomentarono gli investimenti stranieri e l'immigrazione, specialmente quella europea che avrebbe portato esperienza e tecnologia (l'immigrante teorico del Facundo di Sarmiento).L'immigrante era parte di una politica di popolamento delle repubbliche agrarie dell'America Latina, dato che si concepiva che l'abbondanza di cittadini era simbolo di grandezza.

Fino all'indipendenza l'interno era la parte più popolata e ricca. Il litorale, più arretrato e povero cominciava appena la sua espansione. Il sud di Buenos Aires, Córdoba, SanLuiz e Mendoza, tutta la Pampa e la Paragonai erano disabitati; come anche, verso il nord, il gran Caco e Missione. Solo gli aborigeni, le cui cifre non raggiungevano la ventesima parte della popolazione totale, vivevano fuori da questi limiti.

Questo carattere desertico ed inesplorato del territorio argentino fu il punto di partenza di tutti i progetti di trasformazione nazionale. I politici dell'epoca reclamavano uomini forti per popolare le terre abbandonate agli indigeni. Juan Bautista Alberdi nel preparare le basi giuridiche della nazione riaffermava che "governare è popolare". Colonizzare il deserto e fare produrre le terre era il passo indispensabile per arrivare ad essere un paese indipendente. Così pensarono anche i costituenti a Santa Fe nel 1853, quando accordarono diritti a tutti i gli abitanti, senza distinzione di nazionalità.

Allo sbarcare l'immigrante si introduceva in un progetto di identità nazionale nel quale costituiva un fattore teoricamente attivo ancor prima che la sua presenza fosse reale. In alcuni paesi dell'America Latina, come il Messico e Perù, il passato coloniale ha lasciato profonde tracce culturali, in altri, come in Argentina e Uruguay - marginali rispetto ai centri storici dell'impero spagnolo - l'eredità culturali ha radici meno profonde. Quello che differenzia l'argentina, per tanto, è l'unione tra argentini ed italiani.

Nella prospettiva socio-culturale il processo che si manifesta esprime una amalgama, un interrelazione culturale de una fusione etnica; questo succede con la penetrazione della lingua dell'immigrante nella letteratura. Alla fine del secolo scorso Buenos Aires fu paragonata ad una torre di Babele. La letteratura argentina negli anni che vanno dal 1870 al 1930, riproduce il complesso processo di assimilazione della tematica della lingua e dei contrasti culturali provocati dal fenomeno immigratorio. Dal decennio del '50, nella letteratura, nella musica popolare (il tango), nei mezzi di comunicazione (drammi radiofonici e storielle) e nel cinema, l'immigrato continua a svolgere ruoli considerabili.

Il linguaggio dell'italiano e lo stesso linguaggio spagnolo nelle sue peculiarità regionali (galiego, catalano, ecc.) diventarono il nucleo della comicità del Sainete (genere teatrale popolare che ebbe grande diffusione a partire dagli anni '30).I dialoghi più seri dell'immigrante diventano comici nel suo linguaggio, come se la sua imperfezione formale non potesse essere portatrice di contenuti seri. Tuttavia nel omento in cui fa la caricatura dell'interlocutore immigrante, l'argentino assorbe il linguaggio dell'altro. Gli italianismi si diffusero, all'inizio, negli strati più bassi della società, contribuendo all'arricchimento del vocabolario "Lunfardo".

Nella zona del Rio della Plata esiste la tendenza a designare come lunfardo il linguaggio dei bassifondi, ossia, il gergo dei delinquenti. I quartieri di Buenos Aires furono lo scenario dove si incontravano i "gauci" che arrivavano dall'interno e gli immigranti europei in cerca della loro prima occupazione, In questi luoghi di emarginazione le due culture stabilirono i primi contatti e produssero, all'inizio, questa forma di comunicazione che ha come obiettivo principale quello di dissimulare le intenzioni di chi lo pratica.

La struttura del lunfardo si nutre della sostituzione dei sostantivi, dei verbi e degli aggettivi della lingua spagnola con termini ai quali gli si cambia il significato, provenienti dall'italiano, dai suoi dialetti, dalle lingue indigene e addirittura dallo stesso spagnolo. Un elemento complementare del lunfardo è il "vesre", ossia, la pronuncia delle parole cambiando l'ordine delle sillabe: tango è gotta, bacán è camba, viejo è jovie, cabeza è zabeca e così successivamente.

Ovviamente questo idioma non ha regole fisse e ha un enorme dinamismo; la gente della malavita e gli internati nelle carceri apportano continuamente variazioni che, quando hanno esito e sono accettate, si espandono a velocità vertiginosa. Per tanto il lunfardo inteso come forma di comunicazione tra delinquenti rappresentò solamente una tappa di sviluppo di questo gergo che con il passare del tempo si è convertito in una lingua popolare parlata da diversi settori della popolazione.

La immigrazione italiana lasciò nelle canzoni cantate del tango un numero considerabile di vocaboli dei dialetti peninsulari e dell'italiano. Gli italianismi conservati con lo stesso significato, o con una sua estensione e con modificazioni nella grafia che adattavano approssimativamente la pronuncia della parola italiana al castigliano, si vedono nella seguente lista. Si nota la forma diretta, quasi brutale e tuttavia molto efficiente con la quale si castilgianizza la parola italiana: generalmente l'eliminazione delle doppie, "yi" per "gi" ,"ch" per "cc", aggiunta di una vocale ("es") per esprimere la "s" iniziale , vocale che si sopprime quasi sempre nel finale, alla maniera dei dialetti del nord Italia.

  • I verbi "secar", "estufar", "escochar" vengono dall'italiano seccare, stufare e scocciare, con lo stesso significato; sono di uso frequente.
  • Cafishio: è una adattamento castigliano della pronuncia del termine italiano "stoccafisso"; come sostantivo viene impiegato per denominare il ruffiano e come aggettivo può significare elegante.
  • Fiaca: viene da fiacca ,"pereza", forma dialettale che significa pigrizia.
  • Mufa: da muffa (moho). A Buenos Aires si usa per designare uno stato d'animo nel quale l'anima si ricopre di "mufa".
  • Crepar: da crepare (morir) espressione più forte di morire.
  • Laburo: da "laburar" (trabajar), adattamento dal dialetto del nord "lavurer, lavurar" che trova la sua origine dall'italiano lavorare.
  • Pelandrún: dalla forma dialettale pelandrone (sfaticato in italiano, haragán in castigliano).
  • Pasticho: dall'italiano pasticcio, per estensione imbroglio o confusione.
  • Esquifoso: dal italiano schifoso, "asqueroso" in spagnolo.
  • Atenti!: Esclamativo che significa "cuidado", "Atención". Molto simile all'italiano attenti!
  • Fachatosta: da facciatosta che tradotto letteralmente sarebbe "caradura".
  • Afilar: dal dialetto italiano "filare" (corteggiare, ossia, "cortejar").
  • Chau: del italiano "ciao" ("hola", "adios", "hasta pronto", "hasta luego") però è usato solo quando si prende commiato da una persona, e non quando la si incontra; gli argentini li incontriamo castigliani e li lasciamo italiani.
  • Chuca: de "ciucca" (borrachera).
  • Il soprannome Coco o Coca, da "cocco" (o "cocco" della mamma), a sua volta dal verbo coccolare, che significa lusingare, compiacere, trattare molto affettivamente soprattutto un bambino.
  • Pibe: dal dialettale (genovese) che significa apprendista e designa la figura del ragazzo che lavora sotto l'egida di un artigiano o un commerciante. Era sconosciuto in Italia fuori dalla Liguria, fino a che riuscì ad entrare dall'Argentina per mezzo del linguaggio calcistico (el "pibe de oro" riferito a Maradona).
  • Mangiar: da mangiare, "comer" in castigliano.
  • Yiro: da giro, girare (in italiano la "g" di giro si pronuncia come la "y" di "ya" nel castigliano argentino); l'espressione verbale significa girare, deambulare per la strada. Come sostantivo (esclusivamente al maschile) si utilizza per designare le prostitute, soprattutto da quando "mina" perse il suo significato originale e acquistò il significato di moglie in generale.
  • Bachica: sostantivo e aggettivo che significa molto goloso/a e deriva dall'italiano "ciccia" che letteralmente significa carne.
  • Bochar: da bocciare (prorogare un esame) è l'equivalente del "bochar" castigliano che in italiano ha anche un accezione scolastica.
  • Capo: "jefe"
  • Contamuse: dal omonimo italiano, è un sostantivo per usato per indicare i bugiardi
  • Enyetar. dal dialetto napoletano "jettatura", "jettatore". Figura del immaginario collettivo che designa gli individui i cui poteri occulti hanno la capacità di trasmettere mala sorte.
  • Festichola: parola che si dice per designare una festa con eccessi di cibo e bibite. Dal italiano "festicciola", fare una festicciola.
  • L'immigrazione di massa coincide con il periodo di sviluppo della musica popolare e delle attività musicali in generale. Il tango, che è una delle espressioni più alte di questa cultura "porteña", fu composto dai discendenti degli immigranti ed ha avuto varie forme , alle quali corrispondono sentimenti e lingue diverse (il linguaggio popolare, il lunfardo e il linguaggio colto); dal tango proibito delle periferie fino al tango decente dei saloni delle famiglie, il tragitto è marcato dalle caratteristiche sociali della immigrazione.

    Un paio di esempi del lessico italiano nel tango:

  • Yira,Yira...(tango di E. Discepolo):"Cuando manyés (da mangiare) que a tu lado/ se prueban la ropa que vas a dejar.../"
  • La cumparsita: il tango più conosciuto al mondo: il titolo deriva dal diminutivo del italiano comparsa, che significa attore secondario, generalmente mascherato per dare alla opera l'adeguato tono dell'epoca e del luogo; esteso al carnevale la comparsa è il membro di un carro allegorico, o gruppi di persone mascherate che ballano.
  • Il tango ebbe anche mala fama che diventò in una leggenda nera: era la musica dei malviventi; dei "compadritos"(1), della prepotenza del più forte e dell'amore che si vende al migliore offerente. Anche scrittori come Luis Borges videro l'origine della coreografia del tango nei movimenti dei duellanti, schivando e tirando pugnalate. Queste, tuttavia, sono solamente semplificazioni del fenomeno e come tali pericolose. Il tango nasce tra malviventi, però anche tra gente onesta, tra i braccianti rurali espulsi dal campo dalla nuova organizzazione dell'agricoltura, dove le tecniche di raccolto estensive richiedono meno mano d'opera, tra le migliaia di italiani e spagnoli che arrivarono a Buenos Aires e Montevideo.

    Occorre quindi distinguere, come fece Daniel Vidart, tra lunfardo e lunfardesco. In realtà è corretto parlare di composizioni lunfardesche, scritte da autori che conoscono molto bene il linguaggio dell'ambiente pur non appartenendovi. A Buenos Aires lo stile lunfardesco ebbe importanti cultori nel periodismo, nella narrativa, nel teatro e nella poesia. In questo settore, dal trasferimento delle proprie al tango, si distinsero nei primi tempi Calos de la Púa, Celedonio Flores, Bartolomé Aprile, Yacaré, Joaquín Gomez Bas e Julián Centeya. Questa forma di comporre poesia per il tango si è protratta per decenni con Milonghe, tanghi lunfardeschi, con le opere in "vesre" e in prosa di Nyda Cuberti, Roque Rosiuto Lombardi, Luis Alposta e Daniel Garibaldi. Tutti gli autori citati testimoniano che il lunfardo, mischiato con la cultura emergente del tango, si alterna e sostituisce il castigliano per parlare delle vicissitudini della vita del popolo dei quartieri cittadini.