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COL CUORE IN ITALIA

Musica

IL DONO D´ ESSERE .... RENATO ZERO

IL  DONO  D´ ESSERE .... RENATO ZERO

Renato Fiacchini in arte Renato Zero nasce a Roma a via Ripetta il 30 settembre del 1950. Rischia di morire appena nato, ma viene salvato da una trasfusione di sangue (il suo è un gruppo molto raro, l’Rh negativo - titolo anche di una sua canzone). Il donatore è un sacerdote. Figlio di un’infermiera e di un poliziotto, Renato vive la sua adolescenza nella borgata della Montagnola (esperienza che gli ispirerà la canzone "Periferia"). Frequenta le scuole fino alla III media dopodiché si dedica completamente alla sua vera passione: la musica, cantare, recitare.

Giovanissimo inizia a travestirsi ed esibirsi in piccoli locali, assumendo come sfida verso i tanti denigratori ("Sei uno zero", è la frase che si sente ripetere più spesso), proprio il nome di Renato Zero. A 14 anni ottiene il suo primo contratto, al Ciak di Roma per 500 lire al giorno. Le prime esperienze artistiche sono nel gruppo I collettoni che fa da supporto ad una giovanissima Rita Pavone registrando anche alcuni fortunati Caroselli per una nota marca di gelato. Nel 1965 incide i primi brani: Tu, Sì, Il deserto, La solitudine, che non verranno mai pubblicati. Per il primo singolo bisogna aspettare il 1967: "Non basta sai/In mezzo ai guai", prodotto da Gianni Boncompagni, vende 20 copie.

Lavora come comparsa in un paio di film di Fellini e fa parte del cast della versione italiana del musical Hair, insieme, fra gli altri, a Loredana Bertè e Teo Teocoli.

La costruzione del personaggio

Ma nell’atmosfera dei tardi anni sessanta che si sta impercettibilmente spostando dalla ingenua fase del beat (1964-67) all’impegno politico post-’68, Renato stenta a trovarsi un’identità. Sarà nei primi anni settanta con l’avvento del glam-rock tutto cipria, lustrini e paillette che potrà proporre senza problemi il suo personaggio androgino e rutilante, che poteva sembrare una scopiazzatura dei modelli d’oltremanica e invece esisteva già da parecchi anni senza potersi tradurre in proposte artistiche per la diffidenza che circondava gli artisti troppo smaccatamente "ambigui".

Le due anime

In realtà dietro questo personaggio provocatorio ed alternativo, che Zero racconterà in pezzi dal sapore proto-trash, come Triangolo, Fermo posta e la fin troppo esplicita Sbattiamoci, batte un cuore romantico e più vicino al cattolicesimo che alla perversione, con accorati messaggi anti-aborto (Il cielo e Più su), anti-droga (La tua idea, Uomo no e Fermati, titoli quasi da Esercito della Salvezza) e contro il sesso troppo facile (Sesso-O-Esse, Metrò, Mi vendo).

Il rapporto col pubblico

È in realtà questa parte più intima e sincera che cattura negli anni un pubblico sempre più numeroso, unico per assiduità ed adesione fideistica, al limite dell’idolatria: i cosiddetti sorcini, termine che alla lunga ha sostituito quello originario di "zerofolli", coniato a metà degli anni settanta. Tra Renato e il suo pubblico il rapporto è di amore totale e incondizionato, come può testimoniare chiunque abbia assistito ad almeno un suo spettacolo.

La leggenda vuole che nel 1980 trovandosi a Viareggio mentre si recava in auto al ristorante "Da Beppino", assediato dai fan che con i motorini sfrecciavano da tutti i lati, disse: "sembrano tanti sorci". Nel 1981 ai suoi fan l’artista dedicò il brano "I figli della topa’, inserito all’interno di "Artide Antartide", un doppio album che lo stesso Renato considera uno dei più riusciti della sua carriera.

Da quel momento i suoi ammiratori sono diventati sorcini e il cantante, per analogia, il re dei sorcini.

Anni settanta: le origini della zerofollia

Zero pubblica il suo primo album "No! Mamma, No!" (dal vivo) nel 1973, senza raccogliere molto successo. Viene infatti associato dalla critica ad un sosia di David Bowie e questo causa attriti con la casa discografica RCA che ritira i fondi già pattuiti con il cantante per la promozione del disco attraverso spettacoli in tutta Italia. Il secondo tentativo di affermazione è l’album "Invenzioni" del 1974 promosso con la partecipazione alla manifestazione "Un disco per l’estate": L’accoglienza del pubblico resta tiepida. Il primo singolo di successo è "Madame" del 1976, firmato da Renato insieme a due collaboratori che lo accompagneranno per parecchi anni: l’autrice Franca Evangelisti e il compositore Piero Pintucci. Altri collaboratori importanti di quel periodo sono Ruggero Cini e Roberto Conrado. "Madame", che entra nella Top20, è inclusa nell’album "Trapezio" con cui Zero inizia a creare un proprio seguito di fan. Ma è con il singolo "Mi vendo" del 1977, trasmesso prepotentemente dalle radio libere, e l’album "Zerofobia" che Renato Zero guadagna i suoi primi dischi d’oro e la Top10 delle vendite. L’album include anche il successo "Il cielo" che Renato racconta di aver composto sull’isola di Ventotene alla fine degli anni ’60. L’affermazione artistica di Zero continua con gli album "Zerolandia" del 1978 (in onore dell’etichetta discografica da lui fondata), trainato dal 45 giri "Triangolo", e "Erozero" del 1979, al numero uno della classifica, che raggiungono da vicino il milione di copie consacrando Renato Zero come uno degli artisti più amati dal pubblico. Per il 45 giri "Il carrozzone" Zero conquista anche la prestigiosa Gondola d’oro. Nel frattempo Zerolandia è diventato anche un tendone circense itinerante, della capienza di cinquemila posti, nel quale Renato si esibisce facendo tappa in varie città italiane e scatenando nel pubblico incredibili scene di isteria e tentativi di emulazione: sono tantissimi gli spettatori che si presentano ai concerti truccati o addirittura vestiti come Renato. Sempre nel 1979 Renato Zero gira nel ruolo di protagonista, interpretando se stesso, il film "Ciao Nì" con la regia di Paolo Poeti, che al botteghino batte niente di meno che il gettonatissimo "Superman". Il film è ricco di esibizioni musicali e raccoglie consensi principalmente fra i fan dell’artista.

Anni ottanta: la crisi

Zero entra negli anni ottanta abbandonando trucchi e cerone, ma non per questo rinuncia a stupire. I suoi testi diventano sempre più maturi e riflessivi, i concerti però continuano ad essere caratterizzati da un’irreferenabile voglia di grandeur, con cambi d’abito e sorprese a ripetizione: addirittura, nel tour "Senza Tregua" del 1980 entra in scena su un carro trainato da un cavallo bianco! Da segnalare, nel 1982, l’inizio della collaborazione con il Maestro Renato Serio che da quel momento e fino ad oggi (tranne sporadiche eccezioni) scriverà e arrangerà gli archi di tutti gli album di Renato. Fino al 1984 la carriera di Zero procede a gonfie vele: "Amico", "Più su", "Marciapiedi", "Viva la Rai", "Spiagge", sono solo alcuni dei successi ottenuti nei primi anni ottanta. Poi, improvviso, arriva il calo di consensi. Nel 1984 al giardino zoologico di Roma, vestito da leone e scortato da quattro aborigeni, Renato presenta "Leoni si nasce": sembra di dover assistere all’ennesimo trionfo, e invece la caduta è rovinosa. L’album vende poco pur raggiungendo il numero uno nella classifica delle vendite, ma soprattutto è la sua immagine, un tempo "cool" e trasgressiva che appare vecchia e kitsch. Non va meglio col successivo "Soggetti smarriti", né con i concerti, che si svolgono non più in stadi e palasport, ma nelle piazze e addirittura nelle discoteche di provincia. I consensi toccano il fondo con "Zero" del 1987, doppio album che si rivela un flop clamoroso, raggiungendo a malapena la Top20. La parabola artistica del cantautore romano sembra giunta al capolinea. Renato si prende due anni di pausa. E intanto medita il riscatto... Nel 1989 vola a Londra dove realizza, con l’ausilio di Goeff Westley, "Voyeur" ricco di nuove suggestioni musicali. È l’inizio di una rinascita lenta ma costante, confermata da un tour nei palasport e sotto il tendone che ottiene un discreto successo.

Anni novanta: il grande ritorno

Nel 1991 Renato partecipa a Sanremo con il brano "Spalle al muro": un successo, confermato dalle buone vendite del doppio live "Prometeo", seguito a fine anno dalla raccolta di inediti "La coscienza di Zero". Grande scalpore suscita la sua seconda esibizione sanremese, nel 1993: Renato presenta il brano di ispirazione religiosa "Ave Maria" che scatena nel pubblico in sala una standing ovation di dieci minuti. Tanto il singolo (in realtà un mini cd dal titolo "Passaporto per Fonopoli") quanto l’album "Quando non sei più di nessuno" raggiungono il primo posto in classifica. Nella primavera-estate Renato se ne va in tour con un’orchestra sinfonica di 50 elementi nello spettacolo "ZerOpera". Nel 1994 torna con un altro album che raggiunge il vertice della classifica, "L’imperfetto", una delle sue migliori produzioni, che contiene l’intensa "Nei giardini che nessuno sa". A partire da questo album Zero inizia a collaborare strettamente con Phil Palmer, fondamentale per la creazione di quel nuovo sound che caratterizzerà i lavori successivi di Zero. Ormai Zero non si ferma più: nel 1995 esce il cd "Sulle tracce dell’imperfetto" accompagnato da un altro tour. Nel 1996 è la volta dello spettacolo teatrale "TuttoZero - I migliori anni della nostra vita", uno show di 40 canzoni e 25 cambi d’abito. Nel 1998 "Amore dopo amore", trainato dal singolo "Cercami", vende un milione e duecentomila copie, diventando il disco più venduto dell’anno in Italia; nel 1999 Renato pubblica un disco live e torna ad esibirsi dal vivo con Carla Fracci e i Momix nello spettacolo kolossal "Cantiere Fonopoli". Nel corso di questi due anni (1998-1999) vengono estratti 6 singoli che raggiungono tutti la Top10 delle vendite. In estate duetta con Luciano Pavarotti sulle note de "Il cielo", a novembre Mina lo omaggia dedicandogli un intero album, "N° 0", nel quale reinterpreta con la consueta classe alcuni brani del repertorio di Zero dagli anni settanta agli anni novanta.

Il nuovo millennio: Zero Imperatore

Nel 2000 conduce un programma tutto suo in prima serata su Rai Uno, "Tutti gli Zeri del mondo", un mezzo passo falso alla pari del cd dal titolo omonimo, nel quale ricorda alcuni grandi cantautori scomparsi, tra i quali Fabrizio de André e Lucio Battisti, interpretando dei loro grandi successi. Una breve attesa, e nel 2001 "La curva dell’angelo" lo riporta in vetta (numero 10 nella classifica annuale degli album più venduti), mentre il tour "Prove di volo" del 2002 raccoglie mezzo milione di spettatori. "Cattura", presentato in diretta radiofonica al Teatro Eliseo, esce alla fine del 2003 e nel giro di poche settimane diventa uno degli album più venduti dell’anno (si piazza al quinto posto nella chart annuale). Contiene una delle canzoni più amate dalla nuova generazione di sorcini, l’iper-romantica "Magari". Nel 2004 il giro di concerti "Cattura il sogno/Il sogno continua" entra nella classifica Pollstar dei tour di maggior successo a livello mondiale. Il doppio tutto esaurito allo Stadio Olimpico gli fa meritare l’ironico titolo di nuovo imperatore di Roma. Il dvd "Figli del sogno", cronaca fedele di quello spettacolo, risulta il più venduto dell’anno. Il 2 luglio 2005 partecipa al Live8 romano al Circo Massimo, eseguendo "Cercami" e "Nei giardini che nessuno sa" e duettando con Claudio Baglioni e Laura Pausini sulle note della sua canzone più celebre, "I migliori anni della nostra vita". Il 2005 è anche l’anno in cui Renato diventa nonno di Virginia, primogenita del suo figlio adottivo Roberto. Il 18 novembre, anticipato dal singolo "Mentre aspetto che ritorni", esce l’ennesimo album, Il dono, pubblicato in tre diverse versioni tra cui il Dual Disk in cui l’artista si concede in un intervista di circa 30 minuti. L’album si insedia stabilmente al primo posto della hit parade e vi rimane fino alla fine del 2005: in sole sei settimane conquista il quarto posto nella chart annuale. Da notare che tutti i successi discografici di Renato degli ultimi anni sono ottenuti senza godere sostanzialmente di passaggi radiofonici: i grandi network, a cui dedica il polemico brano "Radio o non radio" non trasmettono i suoi brani. A dicembre per la prima volta Zero viene ricevuto in Vaticano, dove si esibisce nell’aula Paolo VI eseguendo "La vita è un dono", canzone dedicata a Giovanni Paolo II nonchè alla neonata nipotina. Dal 26 dicembre 2005 al 6 gennaio 2006 conduce per 10 serate una trasmissione radiofonica su Radio2, in cui ripercorre le tappe più significative della sua carriera, insieme a molti amici dello spettacolo. Nel febbraio 2006 parte da Monitchiari il nuovo tour "Zero movimento", che fa registrare ovunque il tutto esaurito già in prevendita, con molte date aggiunte per venire incontro alle richieste pubblico: ma i biglietti a disposizione sono ancora pochi. Così nasce l’idea di un altro giro di concerti, che dovrebbe prendere il via a giugno. Durante alcuni concerti del tour, a ridosso delle elezioni politiche, si schiera apertamente contro il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Sempre a febbraio rifiuta il premio alla carriera che vorrebbero consegnargli sul palco del festival di Sanremo. Questo il commento di Renato: "Se ne riparla quando avrò ottant’anni".

Ad oggi Renato Zero ha venduto circa 17.000.000 di dischi in Italia (di cui 1.2000.000 singoli) e altri 3.000.000 nel mondo (principali paesi: Svizzera, Francia, Germania, Spagna, Belgio, Venezuela, Argentina).

Ad oggi Renato Zero ha raggiunto il numero uno della classifica italiana con i 12 album di seguito elencati:

  • Erozero - per 8 settimane
  • Tregua - per 11 settimane
  • Icaro
  • Artide Antartide - per 5 settimane
  • Via Tagliamento 1965/1970 - per 7 settimane
  • Leoni si nasce
  • Quando non sei più di nessuno
  • L’imperfetto
  • Amore dopo Amore Tour dopo Tour
  • La curva dell’angelo
  • Cattura - per 2 settimane
  • Il dono - per 5 settimane

            

In questo elenco non è inserito il Q-disc "Calore", che all’epoca fu motivo di scontro tra Renato e i curatori della classifica ufficiale dei dischi più venduti divulgata dalla Rai. Renato considerava infatti questo Q-disc (un vinile con due brani per facciata) un album, ma in classifica fu invece inserito tra i singoli, dove peraltro rimase per sei settimane al primo posto. Dal punto di vista delle charts "Calore" (come peraltro il mini cd "Passaporto per Fonopoli"), va quindi considerato come un singolo.

Solo Mina e Lucio Battisti hanno piazzato un maggior numero di album al numero uno nella classifica italiana (rispettivamente 20 e 14). Insieme a Mina, Adriano Celentano e Claudio Baglioni, Renato Zero è riuscito ad avere album al numero uno della classifica italiana in 4 decenni diversi (anni 70, 80, 90 e 2000). Ad oggi Mina è l’unica ad avere ottenuto questo risultato in 5 decenni diversi.

I suoi album "Artide Antartide" e "Amore dopo Amore" (nella categoria artisti) sono stati i più venduti in Italia negli anni 1981 e 1998, superando entrambi il milione e duecentomila copie. Anche gli album "Icaro", "EroZero" e "Tregua" sono accreditati al di sopra del milione di copie, comprensivo di tutte le vendite fino ad oggi. Renato Zero ha inoltre piazzato 26 dei suoi album in Top10 e 31 album in Top20 nella classifica italiana.

Renato Zero resta l’unico artista italiano ad essere riuscito a piazzare 5 album doppi (Tregua, Icaro, Artide Antartide, Via Tagliamento 1965/1970, Amore dopo Amore Tour dopo Tour) al primo posto della classifica

Renato Zero ha raggiunto più volte il numero uno della classifica dei singoli italiani:

  • Il carrozzone - per 8 settimane
  • Amico (canzone) - per 10 settimane
  • Calore - per 6 settimane (Q-disc, poi mini cd, contenente 4 brani tra i quali "Spiagge")
  • Passaporto per Fonopoli - per 2 settimane (mini cd contenente 4 brani tra i quali "Ave Maria")
  • L’impossibile vivere
  • Tutti gli zeri del mondo - per 2 settimane
  • Innocente

E’ ad oggi il solo cantante italiano ad aver ottenuto il numero uno dei singoli in 4 decenni distinti (anni 70, 80, 90 e 2000).

Relativamente alla classifica di vendita dei DVD musicali (nata in Italia a fine 2003) Renato Zero ha raggiunto i seguenti numeri uno:

  • Figli del sogno Live 2004 - per 7 settimane

"Figli del sogno" è stato in effetti il dvd musicale più venduto del 2004.

ANNA TATANGELO, UNA RAGAZZA DI PERIFERIA CHE VUOLE ESSERE UNA DONNA

ANNA TATANGELO, UNA RAGAZZA DI PERIFERIA CHE VUOLE ESSERE UNA DONNA

Anna Tatangelo (nata a Sora, FR, il 9 gennaio 1987) è una cantante e conduttrice televisiva italiana.

Vince il Festival di Sanremo nel 2002, a soli 15 anni, nella categoria Nuove Proposte con Doppiamente fragili scritta da Marco Del Freo e David Marchetti. Data la giovanissima età, la casa discografica preferisce non pubblicare subito un album.

Sempre nel 2002 Anna duetta con Gigi D'Alessio con Un nuovo bacio.

Quell'anno Anna comincia a collaborare con Video Italia, il canale satellitare che fa parte del gruppo di Radio Italia Solomusicaitaliana, presentando la trasmissione Playlist Italia in cui lei annuncia dei videoclip musicali.

Torna a Sanremo nel 2003 con Volere volare in coppia con Federico Stragà, canzone che però non va al di là di un deludente diciottesimo posto.

Nell'autunno dello stesso anno esce il primo album di Anna Attimo x attimo, un album decisamente conformista, dal sapore pop, dove non si trovano molti spunti critici ma che comunque lascia già intravvedere le qualità vocali di Anna, senza dimenticare che quell'anno Anna aveva solo sedici anni. All'interno dell'album, se vogliamo una canzone che dimostra maturità, eleganza e raffinatezza è sicuramente la latinissima El paso pobre.

Nel 2004 Anna duetta ancora con Gigi D'Alessio nel brano Il mondo è mio, colonna sonora del film di animazione Aladdin.

Nel 2005 Anna torna a Sanremo con Ragazza di periferia scritta da Gigi D'Alessio con Vincenzo D'Agostino e Adriano Pennino]. Contestualmente al Festival esce il suo secondo album anch'esso chiamato Ragazza di periferia. Nell'album si denota abbastanza la crescita di Anna rispetto all'album precedente. Soprattutto sono da apprezzare i brani O te o me (un brano dove Anna dimostra di avere il talento di cantare anche pezzi decisamente rock e non solo brani melodici), Pensiero stupendo (una canzone dal ritmo molto incalzante e dal sapore leggermente latino), Qualcosa di te (dove si sente la mano del bassista Cesare Chiodo che ha composto la musica della canzone) e infine Dimmi dimmi (una bellissima ballata anch'essa composta da Gigi D'Alessio). Nessuno di questi tre pezzi è stato scelto come secondo singolo dopo "Ragazza di periferia", essendo la scelta caduta su Quando due si lasciano.

Nel 2006, per la quarta volta in cinque anni, Anna partecipa ancora al Festival di Sanremo dove vince nella categoria donne con la canzone Essere una donna (testo di Mogol, musica di Gigi D'Alessio), cosa che le permette di partecipare alla votazione finale. Questo brano è decisamente più energico rispetto agli altri portati da Anna a Sanremo, anche se il testo non è all'altezza del suo autore e la melodia sembra più cucita sullo stesso Gigi D'Alessio che su Anna. Comunque non si può negare che la canzone costituisce un passo avanti rispetto al passato. Sul palco del Teatro Ariston Anna si è dimostrata più decisa e sicura di sé durante le performance canore e non è sembrata per nulla imbarazzata anche durante l'ultima sera della kermesse, dove ha mostrato tutta la propria bellezza da dea indossando un abito mozzafiato. Inoltre, proprio a pochi giorni dal festival, esce la ripubblicazione del suo album Ragazza di periferia, con la canzone sanremese e l'inedito Colpo di fulmine.

Per il resto del 2006 è previsto il lancio della musica di Anna in Francia e in Sudamerica e l'uscita del nuovo album di inediti nel mese di giugno nel nostro paese.

Nonostante l'indiscutibile talento di Anna, finora la sua carriera non è mai decollata e non si può negare che la fortuna l'ha decisamente aiutata a non finire nell'anonimato. I motivi per il mancato decollo della carriera di Anna vanno ricercati dapprima nel panorama musicale italiano, tendenzialmente misogino, nel senso che le donne hanno molte più difficoltà degli uomini ad emergere. C'è anche da considerare l'esordio troppo precoce, dato che in Italia prendere sul serio artisti troppo giovani è impossibile, al contrario di altri paesi dove questo pregiudizio si dissolve quando ci si trova di fronte ad artisti di valore. Detto questo, sapendo che le cose in Italia vanno così, l'entourage di Anna ha sicuramente la colpa di averla fatta esordire troppo giovane e ha anche la colpa di averle un po' "tarpato le ali", ossia di aver voluto creare su di lei un'immagine non completamente corrispondente alla sua personalità, facendo sempre uscire singoli di genere pop melodico (su cui sicuramente Anna esprime tutto il suo talento), evitando di pubblicizzare pezzi dall'andamento più sostenuto che probabilmente offrono un'appetibilità maggiore per i giovani d'oggi. Alcune responsabilità riconducono però alla stessa Anna, la quale, almeno fino a Sanremo 2006, non aveva mostrato un grande carisma e mordente (anche se, appunto, la sua giovane età agli esordi rendeva difficile la dimostrazione di queste qualità).

Tuttavia i brani Essere una donna in parte, nonostante le considerazioni già fatte, e soprattutto Colpo di fulmine compresi nella ripubblicazione dell'album Ragazza di periferia a inizio 2006, lasciano intravvedere un cambio di rotta da giudicare molto positivamente.

                  

                                Cover del suo secondo album "Ragazza Di Periferia"

                                                                                                      inf. Wikipedia

"GRAZIE" , UN CD CON TUTTA GIANNA E IL SUO GRANDE CUORE

"GRAZIE" , UN CD CON TUTTA GIANNA  E IL SUO GRANDE CUORE

C’è dell’aria nel nuovo disco della Nannini. C’è molta più aria che nel disco “Aria” di quattro anni fa. Ci sono melodie che sanno del vento che le ispira e ci sono archi che solcano veloci le serie infinite di zero e di uno che trasformano il digitale in suono, quasi vele tese a cogliere quel respiro, quel battito, quello spirito di vita che si avverte sotto le canzoni. Gianna Nannini (49 anni) ha sempre potuto unire alle proprie composizioni un di più che viene dalla sua voce graffiata e partecipata, da quell’aderenza che si percepisce tra le cose cantate e le cose vissute.

Anche quando, come in questo caso, Gianna si limita spesso a essere co-autrice dei brani l’interpretazione restituisce poi il senso di tutto quanto viene detto come vissuto personale della stessa Nannini. Tentando un parallelo si potrebbero trovare in Gianna oggi, alcuni degli accenti che animano l’animo profondamente turbato di Nada e che consentono alla cantante di Gabbro di comporre canzone scabre e disidratate ma che contengono importanti soffi d’anima. Gianna è più solare di Nada, ma anche dalla sua voce sgocciola su disco una vita intensa e vissuta con calore

In questo senso le canzoni della Nannini sono ancora considerabili “rock”, anche quando sono “lente” (e in questo disco i lenti “strappacore” non mancano, ma sono lenti d’effetto). “Grazie”, diciassettesimo capitolo nell’arco di 30 anni della lunga discografia della cantante senese, è un disco “collettivo”, dietro al quale riconosciamo tante mani che contribuiscono a edificare una suite in 10 brani, per una durata complessiva da vecchio vinile (41’41”), sulla necessità del vivere ora.

Un disco collettivo si diceva: Pacifico compare ai testi in due brani (il singolo “Sei nell’anima” e l’unico brano non composto dalla Nannini, “Le carezze”), Will Malone è in ogni dove: produttore, arrangiatore degli archi, strumentista (archi e piano), autore (“Le carezze”) e co-autore delle musiche (“Possiamo sempre” e “L’abbandono”), Fausto Mesolella suona da par suo la chitarra in tre brani, mentre la pianista classica armena Ani Martirosyan fornisce la base per la conclusiva “Alla fine” e, per chiudere con le illustri collaborazioni Isabella Santacroce, nota scrittrice, che figura come co-autrice dei testi in quattro brani.

Testi che stanno sempre in piedi, grazie anche a Santacroce e Pacifico (che scrive meglio qui che nel suo disco solista) e che propongono piccole gemme qua e là, come: “vado punto e a capo così / spegnerò le luci e da qui sparirai / ... / siamo carne e fiato” (“Sei nell’anima”) oppure “Possiamo sempre far l’amore come comanda dio” (“Possiamo sempre”) o ancora “Scaldiamo questa primavera / con il fuoco che sei bruciami ancora” (“L’abbandono”) o ancora “Lasciami il tuo silenzio / spegni la voce / le luci accese / grazie” (“Grazie”) o “Ho preso il treno lasciando il nostro addio / sulle tue labbra al posto mio” (“Treno bis”) o infine “Davanti a me si perde il mare / io sto con te senza lacrime / tu come fai a darti pace / in questa immensità, in questa solitudine / Alla fine dell’Italia un bacio fa rumore” (“Alla fine”).

Tante mani, ma alcune sono di ritorno a fianco di Gianna: Isabella Santacroce infatti aveva già collaborato ai testi di “Aria”, Wil Malone (già collaboratore di Verve, Depeche Mode, Massive Attacks) invece viene da più lontano, perché aveva collaborato con la Nannini ai tempi di “Cuore” (1998). Tra i singoli brani colpiscono già da un primo ascolto “Treno bis”, “Le carezze” e “Alla fine”, oltre alla title track e al singolo di apertura. C’è poi “Babbino caro”, dove Gianna, complice una grave malattia, fa i conti col difficile rapporto col padre (“meno male che l’ho scritta. Così è rimasto in vita”) o ancora “Mi fai incazzare” dove, senza peli sulla lingua, si parla di un rapporto d’amore che “mi fa tremare l’Africa”. Una volta era l’America, ma sempre di sesso femminile si sta parlando. E i sottili brividi di amor saffico percorrono sia questa canzone che altri passaggi, dove il sesso del deuteragonista non è mai specificato.

Tutto concorre a fare di “Grazie” un disco di ampio respiro, da non seppellire sotto una valanga di cd dell’inutilità, ma da tenersi stretto, pronunciando a nostra volta, a bassa voce “grazie”.


Un disco collettivo si diceva: Pacifico compare ai testi in due brani (il singolo “Sei nell’anima” e l’unico brano non composto dalla Nannini, “Le carezze”), Will Malone è in ogni dove: produttore, arrangiatore degli archi, strumentista (archi e piano), autore (“Le carezze”) e co-autore delle musiche (“Possiamo sempre” e “L’abbandono”), Fausto Mesolella suona da par suo la chitarra in tre brani, mentre la pianista classica armena Ani Martirosyan fornisce la base per la conclusiva “Alla fine” e, per chiudere con le illustri collaborazioni Isabella Santacroce, nota scrittrice, che figura come co-autrice dei testi in quattro brani.

Testi che stanno sempre in piedi, grazie anche a Santacroce e Pacifico (che scrive meglio qui che nel suo disco solista) e che propongono piccole gemme qua e là, come: “vado punto e a capo così / spegnerò le luci e da qui sparirai / ... / siamo carne e fiato” (“Sei nell’anima”) oppure “Possiamo sempre far l’amore come comanda dio” (“Possiamo sempre”) o ancora “Scaldiamo questa primavera / con il fuoco che sei bruciami ancora” (“L’abbandono”) o ancora “Lasciami il tuo silenzio / spegni la voce / le luci accese / grazie” (“Grazie”) o “Ho preso il treno lasciando il nostro addio / sulle tue labbra al posto mio” (“Treno bis”) o infine “Davanti a me si perde il mare / io sto con te senza lacrime / tu come fai a darti pace / in questa immensità, in questa solitudine / Alla fine dell’Italia un bacio fa rumore” (“Alla fine”).

Tante mani, ma alcune sono di ritorno a fianco di Gianna: Isabella Santacroce infatti aveva già collaborato ai testi di “Aria”, Wil Malone (già collaboratore di Verve, Depeche Mode, Massive Attacks) invece viene da più lontano, perché aveva collaborato con la Nannini ai tempi di “Cuore” (1998). Tra i singoli brani colpiscono già da un primo ascolto “Treno bis”, “Le carezze” e “Alla fine”, oltre alla title track e al singolo di apertura. C’è poi “Babbino caro”, dove Gianna, complice una grave malattia, fa i conti col difficile rapporto col padre (“meno male che l’ho scritta. Così è rimasto in vita”) o ancora “Mi fai incazzare” dove, senza peli sulla lingua, si parla di un rapporto d’amore che “mi fa tremare l’Africa”. Una volta era l’America, ma sempre di sesso femminile si sta parlando. E i sottili brividi di amor saffico percorrono sia questa canzone che altri passaggi, dove il sesso del deuteragonista non è mai specificato.

Tutto concorre a fare di “Grazie” un disco di ampio respiro, da non seppellire sotto una valanga di cd dell’inutilità, ma da tenersi stretto, pronunciando a nostra volta, a bassa voce “grazie”.


ZUCCHERO...DOVE LA MUSICA CI PORTA DOVE VOGLIAMO

ZUCCHERO...DOVE LA MUSICA CI PORTA DOVE VOGLIAMO

Zucchero (Adelmo Fornaciari), nasce il 25 settembre 1955 a Roncocesi, un paese agricolo in provincia di Reggio Emilia. La sua prima passione è il calcio: passa ore e ore a giocare all'oratorio, e alla fine entra nei "pulcini" della Reggiana in qualità di portiere. Il soprannome gli viene affibbiato alle elementari (il maestro lo chiamava "zucchero e marmellata"), qualcuno malignamente sostiene che gli deriva delle guance rosee e paffute. Figlio di contadini, è tuttora molto legato alla sua terra, anche se vive in Toscana. Lì, a Reggio Emilia, ha cominciato anche a suonare la chitarra. A insegnargli i primi rudimenti è uno studente americano di colore, che frequenta la Facoltà di Veterinaria a Bologna. Impara a strimpellare Beatles, Bob Dylan e Rolling Stones. Nel 1968 la famiglia si trasferisce per lavoro in Versilia (a Forte dei Marmi) e il ragazzino si ritrova a cambiare amici ed abitudini. Ma la musica ormai gli è entrata nel sangue, e ha già preso i contorni del rhythm’n’blues e della musica del Delta del Mississippi. Costituisce "Le nuove luci", un gruppo di musicisti ragazzini come lui con cui comincia a suonare nelle balere della zona. Frequenta l'Istituto tecnico industriale a Carrara, poi si iscrive all'Università nella facoltà di Veterinaria. Ma non conclude gli studi. Già infatti vive di musica. Fa tournée con i Sugar & Daniel (è Daniel il cantante del gruppo, mentre Zucchero suona chitarra e sax) fino al 1978, quando forma i Sugar & Candies, per i quali comincia anche a scrivere canzoni.
Anche se il suo amore vero è il blues, come autore di canzoni per altri, si sforza di percorrere strade più italiane. Lo spinge in questa direzione un campione delle atmosfere romantiche come Fred Bongusto, per cui scrive "Tutto di te", poi scrive per un giovane rappresentante del genere melodico, Michele Pecora. Ma quest’ultimo, con "Te ne vai", ottiene un grosso successo estivo, che apre di colpo a Zucchero la strada dell’autore commerciale. Nel 1981 Gianni Ravera, incuriosito dal timbro della sua voce, lo spinge ad affrontare il Festival di Castrocaro come interprete. Zucchero vince, ottiene un contratto con la Polygram e l'anno successivo partecipa al Festival di Sanremo. Il risultato non è entusiasmante, ma lui ci ritornerà altre volte sempre accontentandosi di risultati personali poco più che mediocri. Più fortunata è intanto la sua carriera di autore: scrive qualche successo per Stefano Sani e per Donatella Milani. Nel 1983 incide finalmente il primo album "Un po' di Zucchero", che rimane sostanzialmente in una posizione di stallo. La sua vita artistica cambia nel 1985 quando presenta a Sanremo il brano "Donne", con la Randy Jackson Band. Arriva ottavo, ma la canzone, un reggae che ripercorre una linea di gran moda presso i giovani, colpisce il pubblico. Non è un grande successo commerciale, ma l’album "Zucchero & Randy Jackson Band" (Polydor) gli regala la credibilità che gli mancava e costituisce il punto di partenza per una straordinaria escalation personale. Da allora in effetti non si è fermato più. Con "Bluesugar" è arrivato al suo nono album, con punte di vendita spesso da record ("Oro, Incenso & Birra" del 1989 è stato l’album più venduto nella storia della canzone italiana) e si è assestato su fortissime hit di vendita anche all’estero ("Senza una donna", incisa con Paul Young nel 1991, raggiunse il quarto posto nella classifica inglese), con un genere piuttosto originale, frutto di un’inedita contaminazione tra musica nera e melodia mediterranea, che lo ha reso popolare anche all’estero e gradito ad una fittissima schiera di big inglesi e statunitensi. "Shake" del 2002 segna il ritorno dell'artista emiliano al blues ed al soul, in contrasto con la virata verso sonorità più marcatamente anglosassoni del lavoro precedente. Nel 2004 realizza “Zu & Co”, folgorante album interamente composto di duetti.Sono 18 le canzoni che lo compongono, due delle quali del tutto inedite; il resto è costituito in parte da brani usciti in lavori propri od altrui.

 Tra i duetti totalmente nuovi, da segnalare la splendida "Dune mosse", con la tromba del divino Miles Davis impegnata in un assolo da brivido (per la cronaca, registrato a New York tre lustri orsono); "Like the Sun" - in italiano "Come il sole all'improvviso", testo di Gino Paoli - impreziosita dalla voce lunare di Macy Gray e dalla suggestiva chitarra di Jeff Beck; "Pure Love", sulle onde del lirismo più terso, grazie all'intrecciarsi della voce del Nostro a quella, meravigliosa, di Dolores O'Riordan; la scatenata "Diavolo in me" ("A Devil in Me"), con il vescovo Solomon Burke a caricare i ritmi ed a tentar di redimere Satana; la funkeggiante "Pippo", che vede Tom Jones scatenato a ripetere l'irriverente ritornello del pezzo ("Ma che c. fai"). Passando ai duetti già incisi, si va dalla melodiosa "Muoio per te", in compagnia di Sting, ad "Ali d'oro", pagina di commiato della luminosa carriera di John Lee Hooker; dalla superba "A Wonderful World", dove Eric Clapton canta oltre a suonare la chitarra, a "Blue", con una tenerissima e lieve Sheryl Crow; dalla scatenata "Baila Morena", vivificata dagli elettrizzanti Manà, alla irraggiungibile "Così celeste", sulle note mediterranee introdotte dalla voce dell'algerino Cheb Mami... I due inediti assoluti - "Indaco dagli occhi di cielo" con Vanessa Carlton e "Il grande Baboomba" con Mousse T. - completano degnamente un cd che è tra i più riusciti del musicista emiliano e forse il più originale in assoluto dell'annata.

SANREMO 2006, É POVIA IL VINCITORE ASSOLUTO

SANREMO 2006, É POVIA IL VINCITORE ASSOLUTO
SANREMO - Non aveva potuto partecipare perché la sua canzone, «I bambini fanno oh», non era del tutto inedita. Ma Povia (nella foto) era stato considerato il vincitore morale di Sanremo 2005, per il successo avuto sia durante la kermesse (il suo pezzo era stato utilizzato come colonna sonora del progetto umanitario a sostegno del Darfur), sia nella hit parade nei mesi seguenti. Quest’anno, con «Vorrei avere il becco», si toglie un’altra soddisfazione, conquistando lo scettro di vincitore assoluto della 56esima edizione del Festival della canzone italiana. Povia aveva già vinto la categoria uomini e aveva affrontato la finale a quattro assieme ai Nomadi, vincitori della categoria gruppi; Anna Tatangelo, trionfatrice tra le donne; e Riccardo Maffoni, il migliore tra i giovani. La serata ha riservato molte emozioni, in particolare per le esibizioni degli ospiti italiani - Andrea Bocelli, Eros Ramazzotti e Laura Pausini, tutti ex debuttanti di Sanremo - che hanno duettato sul palco con ospiti stranieri (Christina Aguilera con Bocelli, Anastacia con Ramazzotti) e hanno riproposto al pubblico i pezzi che hanno segnato le loro esperienze sul palco dell’Ariston.

NEL SEGNO DI MODUGNO - E’ toccato a Giancarlo Giannini aprire la serata finale del 58esimo Festival di Sanremo, nel corso della quale gli otto finalisti si sono disputati la vittoria. L’attore ha cantato uno dei successi indimenticabili di Domenico Modugno, «Vecchio frac». E sempre a Modugno è stato dedicato un altro dei momenti clou della serata: l’esibizione finale di Eros Ramazzotti e Laura Pausini, poco prima della proclamazione del vincitore, che insieme hanno cantato «Nel blu dipinto di blu», da sempre uno dei simboli della musica italiana nel mondo, proposta in una versione con l’arrangiamento originale del tempo in cui fu scritta
I CANTANTI IN GARA - Gli otto finalisti usciti indenni dalle eliminatorie delle prime giornate di gara si sono ripresentati sul palco e davanti alle telecamere per contendersi gli ultimi consensi al televoto. Il primo a esibirsi per la categoria uomini è stato proprio Povia, a cui ha fatto seguito Michele Zarrillo. Poi c’è stato il primo momento forte della serata, con il duetto tra Andrea Bocelli e Christina Aguilera
«RAGAZZI» DI SUCCESSO -A inizio serata Giorgio Panariello aveva definito Ramazzotti e la Pausini, che assieme ad Andrea Bocelli sono stati insigniti nel pomeriggio delle «onorificenze al merito della Repubblica» del presidente Ciampi, «i nostri ragazzi che tornano dopo avere girato il mondo raccogliendo successi»: un riferimento al fatto che sia Eros sia la Pausini hanno mosso i loro primi passi artistici importanti proprio dal palcoscenico dell’Ariston, per poi diventare due tra i pochi italiani capaci di farsi apprezzare anche dal pubblico internazionale
IL RITORNO DI EROS - Ramazzotti si è presentato sul palco riproponendo «Terra Promessa», «Una storia importante» e «Adesso Tu», i brani-simbolo dei suoi trascorsi sanremesi, e si è poi esibito con Anastacia in «I belong to you», brano eseguito in duetto anche nell’ultimo album del cantautore romano.
RIFLETTORI SULLA PAUSINI - Anche Laura Pausini, preceduta dalle immagini della vittoria ai Grammy, ha fatto il suo ingresso cantando la canzone che l’aveva lanciata al Festival, «La solitudine», brano vincitore tra i giovani nel 1993. E subito dopo ha accennato l’altro suo successo sanremese, «Strani amori», poi sfumato nel recente «Come se non fosse stato mai amore». La cantante ravennate ha poi confessato che nonostante tutti i successi c’è una cosa che ancora non è riuscita a realizzare nella vita: «Il sogno di essere madre e di essere moglie»
IL TELEVOTO - Prima della Pausini si erano esibite per la categoria donne Dolcenera e Anna Tatangelo. Poi è toccato ai giovani: Simone Cristicchi e Riccardo Maffoni. A questo punto la parola è passata al televoto, che ha decretato i vincitori di ciasciuna categoria.
I VINCITORI - Per i giovani è stato scelto Riccardo Maffoni; per i gruppi i Nomadi; per le donne Anna Tatangelo; per gli uomini Povia. Il premio della critica è invece andato a Noa, Carlo Fava e Soling String Quartet (secondi e terzi classificati: Mario Venuti, Nomadi e Ron).

PAUSINI, BOCELLI, RAMAZZOTTI E ZUCCHERO COMMENDATORI

PAUSINI, BOCELLI, RAMAZZOTTI E ZUCCHERO COMMENDATORI

Assegnate le onorificenze del presidente Ciampi. Bocelli Grand’Ufficiale

SANREMO - Andrea Bocelli Grand’Ufficiale; Laura Pausini, Eros Ramazzotti e Zucchero commendatori. Sono queste le «onorificenze al merito della Repubblica» conferite dal capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, a tre artisti che hanno il merito di tenere alta nel mondo la bandiera della musica italiana. I riconoscimenti sono stati consegnati dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, nella sala stampa del teatro Ariston di Sanremo, a margine del Festival della canzone italiana. Ricevendo la «croce» Ramazzotti ha voluto scherzare dicendo: «Ma quanto è brutta. Potreste rifarle il design, che so, potreste chiedere a Giugiaro...».
«SIETE GLI OLIMPIONICI DELLA CANZONE» - «A Pausì, hai rotto le scatole con tutti ’sti premi...». Con una battuta in romanesco rivolta a Laura Pausini era stato proprio Eros Ramazzotti a rompere il ghiaccio all’inizio della cerimonia ufficiale con cui il sottosegretario Letta ha conferito le onorificenze ai quattro cantanti. «Siete la squadra olimpica della canzone italiana» ha detto Lettarivolgendosi ai cantanti insigniti delle onorificenze nella sala stampa del teatro Ariston. «Sono il postino di lusso, una specie di corriere espresso del Presidente - ha precisato il sottosegretario -. Sono lieto e onorato e anche emozionato perchè non capita spesso di poter consegnare una onorificenza a quattro personaggi come voi».
«NON RICORDATEVENE SOLO ALLE ELEZIONI» - Alle parole di Letta hanno fatto seguito quelle di Ramazzotti che ha invitato la politica a «pensare alla musica anche in altri momenti, non solo sotto Sanremo e sotto elezioni». Andrea Bocelli ha invece detto che «in circostanze così la miglior cosa da fare sia tacere. Ricevendo un riconoscimento come questo la miglior cosa da fare è rimboccarsi le maniche e andare sul campo a meritarselo. Dal mio punto di vista è un riconoscimento prematuro».
«MEGLIO RICEVERE PREMI IN ITALIA» - La Pausini, fresca della vittoria ai Grammy Music Awards, ha sottolineato che «è piacevole come italiana ricevere premi internazionali perchè rappresento una parte della cultura musicale della mia terra. Però - ha aggiunto rivolgendosi a Letta - ricevere un premio in Italia mi da più piacere e non avrei mai pensato di riceverlo dalle sue mani. Sono felice». Non era invece presente per altri impegni Zucchero e la sua «croce» è stata ritirata dal direttore artistico-musicale del Festival, Gianmarco Mazzi.
«FESTIVAL D’ECCELLENZA» - Anche il conduttore del Festival, Giorgio Panariello,ha infine voluto commentare l’attribuzione delle onorificenze, spiegando che «sono la chiusura più degna di un Festival di Sanremo che ha tentato di essere una vetrina dell’eccellenza italiana».

AMEDEO MINGHI, UN BIG DELLA CANZONE ITALIANA

AMEDEO MINGHI,  UN BIG DELLA CANZONE ITALIANA La "storia" inizia alla meta' degli anni '60 quando, il giovane Amedeo, si presenta alla Ricordi per una audizione. Il provino va bene e si traduce subito dopo nell'incisione di un 45 giri, (l'oggi ricercatissimo "Alla fine"). Potrebbe essere l'inizio di una buona carriera, ma arriva il servizio militare a rimandare le cose. Bisognerà infatti aspettare parecchi anni prima di incontrare, (siamo nel 1976), "L'immenso", il suo primo successo vero e uno dei più grandi degli anni '70 con decine di versioni in tutto il mondo. Sembrerebbe l'inizio di una solida affermazione personale, ma purtroppo non è così. Amedeo si è guadagnato una grande stima nell'ambiente editoriale e discografico, gli viene chiesto di scrivere canzoni per altri, ma di progetti che lo valorizzino come interprete ancora non si parla. Un tentativo fatto con la CBS nel 1980 va a vuoto: la multinazionale allora americana (oggi giapponese Sony Music) gli chiede di interpretare un genere easy listening che non può certo essere nelle sue corde.

Nel 1983 l'incontro con un giovane poeta romano, Gaio Chiocchio, segna un momento di grande importanza nel suo percorso artistico: le melodie eleganti si sposano con naturalezza con i versi di questo autore, e dal loro breve sodalizio (tre anni: in seguito Minghi firmerà integralmente le sue composizioni) nasceranno alcune pietre miliari del suo repertorio quali "1950", "St.Michel", "Quando l'estate verrà", "Sognami", "Emanuela e io", "Cuore di pace", "Ladri di sole".
A tanta ricchezza produttiva non fa riscontro un pari impegno promozionale della casa discografica, e quindi l'appuntamento con il successo è ancora una volta rimandato. Minghi non si perde d'animo e decide di fare da solo: produce e pubblica a sue spese “SERENATA” prima e il disco destinato finalmente a promuoverlo nell'Olimpo dei grandi: "Le nuvole e la rosa". Per lanciarlo, Minghi studia un happening musical-teatrale ad hoc: sempre a sue spese, nell'aprile del 1989 affitta il Teatro del Piccolo Eliseo e va in scena alternando canzoni al pianoforte a monologhi recitati.

Il debutto di “FORSE SI MUSICALE” è accolto con entusiasmo e dà il via ad un successo destinato a crescere di giorno in giorno: è un passa parola, un tam-tam, dapprima cittadino poi nazionale, che finalmente decreta la più bella delle vittorie personali di questo artista. I mesi successivi segnano l'avvio di una tournée praticamente infinita che si concluderà dopo ben tre anni, con un milione di spettatori, costellata di hit da centinaia di migliaia di copie come "La vita mia", "Canzoni", "Vattene amore", ( quest'ultime scritte per Mietta che Amedeo produce), "Nenè", e di appuntamenti indimenticabili come il concerto di “S. MARIA IN TRASTEVERE” (40.000 persone), i concerti al Teatro Sistina di Roma e quello de “I RICORDI DEL CUORE” allo Stadio Olimpico che apre per la prima volta il suo spazio alla musica così detta leggera documentato in un vendutissimo home video, tenuto di fronte a 25.000 persone con l'accompagnamento di una grande orchestra di 40 elementi e di un coro polifonico.
A furor di popolo, è davvero il caso di dirlo, Minghi sarà quasi "costretto" a ripubblicare in due album live, "La vita mia" e "Amedeo Minghi in concerto", e in una raccolta, "Nenè", le sue canzoni vecchie e nuove.

Parallelamente a quella di interprete ed autore, la grande capacità descrittiva della sua scrittura lo ha portato , in questi anni ad una intensa attività parallela di compositore di colonne sonore per la televisione,(8 fictinon TV e il primo sceneggiato prodotto in Fininvest “EDERA”). In particolare le cinque serie di "Fantaghirò", i tv-movie di genere fantasy interpretati da Alessandra Martinez e distribuiti in 78 nazioni con il titolo "The Cave of the Golden Rose". Un personaggio, quello della principessina Fantaghirò, che ha anche ispirato uno dei più apprezzati recital di Amedeo Minghi : "Fantaghirò & Fantaghirò", una combinazione di balletto, prosa, musica e poesia, messo in scena nei maggiori teatri italiani.

Dopo faticosi inizi e battute d'arresto, il percorso professionale di Minghi procede dunque speditamente per arrivare alla seconda metà degli anni '90 accompagnato da altri lavori di grande successo come "Come due soli in cielo", "Cantare è d'amore", fino a "Decenni".
E' nel settembre '97 che viene pubblicato in Sud America l'album "Cantare è d'amore", il primo con la multinazionale Emi e il sedicesimo della sua lunghissima carriera. Minghi tiene tre concerti "sold out" a San Paolo del Brasile, dove il pubblico e i media lo accolgono con l'entusiasmo di solito riservato alle grandi star mondiali del pop e del rock. Ne segue la pubblicazione di due album, di cui uno antologico, che con le loro oltre 250.000 copie vendute portano il nome di Amedeo Minghi in vetta alle classifiche di tutto il Sud America. Nel contempo, anche i mercati di Spagna e di tutto il Nord Europa, Olanda in testa, iniziano a dare segni di concreta attenzione nei confronti di Amedeo.

Il fortunato percorso artistico di Amedeo Minghi saluta la fine di questo millennio con “UN UOMO VENUTO DA LONTANO” dedicato al S.PADRE ed in sua presenza eseguito nell'aula PAOLO VI, e "Gerusalemme", brano inedito commissionato dal Vaticano in occasione del Giubileo 2000 e contenuto nel doppio CD Minghi Studio Collection, l'opera in assoluto più completa del suo repertorio: 26 anni di musica, dal 1976 ad oggi, in 29 canzoni rimasterizzate. In particolare, a “GERUSALEMME”, è legato un grande progetto: quello di essere eseguita, in TERRA SANTA, proprio presso le mura della città, insieme ad un cantante ebreo e ad uno palestinese, segno questo di incontro concreto tra i popoli.

 

Primavera 2000: Amedeo Minghi partecipa al festival di SANREMO 2000 cantando, insieme a Mariella Nava, "Futuro come te". La loro collaborazione artistica ha portato alla realizzazione di un brano scritto a quattro mani, che descrive in maniera gioiosa i sentimenti e le tecnologie dell'era che stiamo vivendo.
Autunno 2000: il 20 Ottobre Minghi pubblica il suo 20° album: ANITA. E' una vera e propria sferzata di novità. L'album contiene infatti l'anticipazione di un futuro lavoro: un musical che narrerà la più grande storia d'amore italiana mai raccontata, quella di ANITA GARIBALDI e di GIUSEPPE, proposta in una lunga tournee che ha visto Minghi raccontare la storia di Anita in una sequenza di concerti (oltre 120 repliche fra teatri e spazzi aperti) e che si concluderà, in Germania e Zurigo rispettivamente il 31 Ottobre e 1° Novembre 2002.
Attualmente è in procinto di scrivere altre 2 colonne sonore per altrettante fictions, mentre lo sceneggiato Terra Nostra 2 – La Speranza, in programmazione su Mediaset è gia corredato dalla nuova sigla interpretata da Amedeo.

Innumerevoli gli impegni che vedranno Minghi impegnato in tournee europee e sud americane, parallelamente alla stesura della sceneggiatura e realizzazione delle musiche di quello che sarà uno sceneggiato in 2 puntate realizzato dalla RAI su ANITA. Amedeo Minghi quindi, affronta il nuovo decennio, con una forza che proprio in questo suo 21° lavoro sembra essersi rinnovata. Dopo " L´altra faccia della luna", il suo ultimo capolavoro uscito a gennaio 2005 " Su Di Me" ci dimostra che gli anni possono passare ma lui é stato e sará un Big della Canzone italiana.

LE CANZONI PIÚ DEPRIMENTI DELLA NOSTRA VITA

LE CANZONI PIÚ DEPRIMENTI DELLA NOSTRA VITA

SONO 50 secondo "Una lacrima sul viso", libro di due giornalisti musicofili. Un manuale de self-help con tanto di test finale.

PREMESSA. Durante la lettura del libro-stesura del pezzo, chi scrive ha dovuto mangiare due Cuccioloni Algida per reggere lo strazio nel ritrovare certi versi ("Fragile" di Fiorella Mannoia ha richiesto un intero Cucciolone, quello con le gocce di cioccolato). Peró ne é valsa la pena. Per le molte considerazioni illuminati: "La Solitudine" é il Giampiero Galeazzi della canzone depressiva: anche volendo non la si puó ignorare; Gino Paoli é nato a Monfalcone, provincia de Gorizia - ma con una simile tirchieria compositiva é inevitabile che tutti lo credano genovese. E per l´ottimismo degli autori: "Credeteci: si puó uscire persino da "Uomini Soli" dei Pooh. Vabbé, forse qui si esagera-

PREMESSA 2. Alcune delle canzoni esaminate nel libro in questo pezzo non sono citate, sempre per colpa di chi scrive. Chi scrive, insomma io, ritiene che detti brani le portino una sfiga micidiale (le canzoni, attenzione, non i cantanti; a me per dire Marco Masini porta benissimo). Le disamine sono però, a detta di lettori meno superstiziosi, ricche di stimoli emotivi e culturali. Ma andiamo avanti sennò ci si perde.

SVOLGIMENTO. Esce oggi un libro su “come guarire i mali del cuore attraverso l’ascolto omeopatico delle 50 canzoni più deprimenti del pop italiano”. Si intitola Una lacrima sul viso (e come altro), l’hanno scritto due giornalisti musicofili nonché palesemente esperti di guai sentimentali, Paola Maraone e Paolo Madeddu, lo pubblica Kowalski. E’ un commentario storico-strano-da ridere sulla nostra musica pop, un manuale di self-help basato sulla psicologia comportamentale, un gioco di società da fare con gli amici scoprendo le proprie turbe grazie al test finale. Ad ogni canzone deprimente è dedicato un capitolo: storia e considerazione su canzone e autore/i, diagnosi del disturbo depressivo, terapia suggerita. Generalmente consistente in contro-canzoni che tirino su il morale; a volte –omeopaticamente- dello stesso cantante, altre volte opposte e rallegranti.
STRAZI. Maraone & Madeddu forniscono elementi per la decostruzione del dolore. Esempio: quando ascoltiamo Marinella di De Andrè, “per tutta la canzone stiamo seguendo un carro funebre”. Quando “Fragile” di Mannoia è giunta fino all’aldilà, “Edgar Allan Poe, sulla sua nuvola circondata da corvi, avrà avuto un brivido di piacere”. “I giardini di marzo” (Battisti-Mogol) è un “grande ottovolante dell’angoscia”. “La donna cannone” è apparentemente consolatoria, però De Gregari “canta come un’alpaca, mentre la donna cannone al massimo finirà seduta davanti ai gabinetti di un autogrill”. In “Ma che freddo fa” di Nada “il freddo della canzone nasce come angoscia esistenziale e diventa condizione atmosferica”. “Dimmi che non vuoi morire” di Patty Pravo ha un plot cupamente realistico: “lui se la sta scialando alla grande, con te, la moglie e forse qualche escort”. Mamma mia. Gli autori giustamente suggeriscono di curarsi con “La donna d’inverno” di Paolo Conte. “E’ meglio”, d’inverno, la donna.
TERAPIE. Sono, si diceva, variate. Per non uscire in cerca di Prozac dopo “Amore che vieni, amore che vai di De Andrè, si consigliano “Gocce di memoria” di Giorgia (oppure un’invocazione a santo Stefano). Per reagire a “Ricordati di me” di Antonello Venditti si può piombare a casa di una persona cara sgolandosi in “Ci vorrebbe un amico”. La straziante “Poster” di Claudio Baglioni andrebbe curata con “Andamento lento” di Tullio De Piscopo (“Show me show me the way, oh oh!”). Si attendono i risultati degli esperimenti su cavie umane.
DISSENSI. Ma davvero “Gli anni” (883) andava inserita nelle 50 più deprimenti? Per un paio di generazioni forse non lo è; ci si esalta a ricordare “gli anni di Happy Days e di Ralph Malph, gli anni delle immense compagnie, gli anni in motorino sempre in due”, c’erano bei momenti. E poi: “Bella stronza” di Masini più che deprimere stimola: sane e magari catartiche incazzature nei maschi piantati, e soprattutto fantasie di rivalsa femminili su fidanzati disattenti: mica male farsi vedere in giro “per alberghi e ristoranti/con il culo sul Ferrari di quell’essere arrogante” (chissenefrega se è arrogante, almeno non porta a cena da qualche cinese abbordabile ma traboccante glutammato, ndr). In più, il piantato vorrebbe riappropriarsi della stronza e farci sesso “finchè viene domattina”, il che dopo una cena leggera con un buon millesimato offerta in precedenza dall’Altro arrogante si può reggere, e non è male. E così via (anche Come è profondo il mare di Dalla è improbabile ma suggestiva; mentre Uomini soli dei Pooh è iper-straziante ma richiede una doverosa protesta redazionale: questi solissimi sono sempre perduti nel Corriere della sera, e francamente ci sono giornali più deprimenti perfino da noi).
IL TEST. Il test è divertentissimo, argomento permettendo. E’ su tre colonne: in una si individua il proprio disturbo (perdita dell’amore, panico, ombrosa disperazione, intensa rabbia, disillusione, ecc.); nella seconda si deduce “probabilmente soffri di” (sindrome di abbandono, depressione schizoide, lutto e melanconia, ma anche “sei un bietolone”); nella terza si individua la canzone deprimente del caso. Si può fare da soli, ovvio; ma è meglio farlo con accanto un amico/a del cuore, o più d’uno. Meglio ancora, in gruppo, oculatamente selezionato, tutti un po’ depressi o depresse. Non è difficile radunarne in questa fine di (lungo) inverno. E’ possibile che qualcuno/a scoppi in lacrime; ma poi si ride, le canzoni deprimenti e i motivi per cui si ascoltano vanno esorcizzati anche così (a 11 euro e 50, il libro costa meno di qualunque psicoterapia, e poi se gli autori dopo aver sentito tutta quella roba ne hanno scritto allegramente, la cura forse funziona, almeno un po’).
LE CANZONI
- Buongiorno tristezza (Claudio Villa)
- Ogni volta (Vasco Rossi)
- Un giorno credi (Edoardo Bennato)
- Vecchio frac (Domenico Modugno)
- L’ultimo bacio (Carmen Consoli)
- I giardini di marzo (Lucio Battisti)
- Marmellata # 25 (Cesare Cremonini)
- Sere nere (Tiziano Ferro)
- Fragile (Fiorella Mannoia)
- Incontro (Francesco Guccini)
- Agnese (Ivan Graziani)
- Vincenzina e la fabbrica (Enzo Jannacci)
- La costruzione di un amore (Ivano Fossati)
- La canzone di Marinella (Fabrizio De Andrè)
- Mary (Gemelli DiVersi)
- Una giornata al mare (Paolo Conte)
- Lampada Osram (Claudio Baglioni)
- Come è profondo il mare (Lucio Dalla)
- Fotomodelle un po’ povere (Gigi D’Alessio)
- Mentre tutto scorre (Negramaro)
- Un giorno dopo l’altro (Luigi Tenco)
- Nuvole rapide (Subsonica)
- Sassi (Gino Paoli)
- Se io se lei (Biagio Antonacci)
- E dimmi che non vuoi morire (Patty Pravo)
- Quello che le donne non dicono (Fiorella Mannoia)
- Uomini soli (i Pooh)
- In morte di S.F. (Francesco Guccini)
- Amore impossibile (Tiromancino)
- Amore che vieni amore che vai (Fabrizio De Andrè)
- Ricordati di me (Antonello Venditti)
- Poster (Claudio Baglioni)
- Extraterrestre (Eugenio Finardi)
- Bella stronza (Marco Masini, nella foto sopra)
- Il mare d’inverno (Loredana Bertè, Enrico Ruggeri)
- La donna cannone (Francesco De Gregari)
- Luci a San Siro (Roberto Vecchioni)
- La sedia di lillà (Alberto Fortis)
- Senza luce (I Dik Dik)
- Silvia lo sai (Luca Carboni)
- Non è tempo per noi (Ligabue)
- Ma che freddo fa (Nada)
- La solitudine (Laura Pausini)
- Il carrozzone (Renato Zero)
- Quello che non c’è (Afterhours)
- Perdere l’amore (Massimo Ranieri)
- Se telefonando (Mina)
- A mano a mano (Riccardo Cocciante)
- Gli anni (883)
- Almeno tu nell’universo (Mia Martini, Elisa)
- Giudizi universali (Samuele Bersani)